La zonazione viticola è uno degli strumenti più avanzati per valorizzare il legame profondo tra vitigno e territorio. Attraverso lo studio di suoli, clima, esposizione, altitudine e biodiversità, questa metodologia scientifica consente di individuare le aree più vocate alla produzione enologica di qualità. In Italia, esperienze consolidate in Piemonte, percorsi dinamici in Sicilia e progettualità emergenti in Campania – in particolare nell’Alta Campania e nella storica Campania Felix – dimostrano come la zonazione possa guidare la viticoltura del futuro verso nuove opportunità di sviluppo, affiancando scienza, tradizione e turismo esperienziale.
L’Alta Campania: biodiversità di montagna e turismo in vigna
L’Alta Campania abbraccia un’area appenninica che si estende tra le province di Avellino, Benevento e Caserta. Comprende le colline del Sannio, la valle del Calore, i rilievi del Matese e l’area vulcanica di Roccamonfina. Con altitudini tra i 300 e i 900 metri s.l.m., un clima continentale appenninico e suoli calcareo-argillosi, talvolta vulcanici, questa zona offre condizioni ideali per una viticoltura di precisione.
Sul fronte della zonazione, l’Irpinia è la più avanzata, con tre DOCG (Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino) e l’introduzione delle Menzioni Geografiche Aggiuntive, mentre il Sannio presenta una zonazione emergente che suddivide il territorio in cinque macroaree. L’Alto Casertano è invece ancora in fase embrionale, ma mostra grande potenziale grazie a vitigni autoctoni come Pallagrello e Casavecchia.
La vera novità degli ultimi anni è rappresentata dal crescente turismo esperienziale: degustazioni in vigna, passeggiate tra i filari, laboratori di potatura e vendemmia, accoglienza rurale e cucina tradizionale stanno trasformando l’Alta Campania in una destinazione enoturistica d’eccellenza. Comuni come Paternopoli, Solopaca, Caiazzo e Pontelatone si stanno affermando come mete enogastronomiche di rilievo.
Campania Felix: la rinascita di Pallagrello e Casavecchia
La Campania Felix moderna coincide con le colline casertane comprese tra Caiazzo, Pontelatone e Galluccio. È qui che due vitigni storici, il Pallagrello (bianco e nero) e il Casavecchia, hanno conosciuto una riscoperta a partire dai primi anni ’90.
Tre macrozone produttive si distinguono per caratteristiche pedoclimatiche:
| Zona | Altitudine | Suolo | Clima | Vitigno dominante |
| Caiazzo – Pontelatone | 200–300 m | Calcareo-argilloso con sabbie vulcaniche | Mite appenninico | Pallagrello |
| Giano Vetusto – Formicola | 250–400 m | Pietroso, tufaceo | Ventilato | Casavecchia |
| Galluccio – Roccamonfina | 300–450 m | Basaltico, vulcanico | Mediterraneo collinare | Casavecchia, Aglianico |
Nel 2011 nasce la DOC Casavecchia di Pontelatone, prima cornice normativa del territorio. Il Pallagrello resta invece inserito come IGT “Terre del Volturno” o all’interno di DOC esistenti; in seguito aziende come Alois avviano zonazioni con GIS (Sistemi Informativi Geografici), microvinificazioni e studi di suolo.

L’evoluzione della zonazione può essere così sintetizzata:
- 1990–2005: zonazione empirica dai viticoltori.
- 2010–2015: studi tecnico-scientifici universitari.
- Dal 2011: riconoscimento parziale con la DOC Casavecchia.
- 2020–oggi: zonazioni aziendali e proposte per la futura DOC “Pallagrello del Volturno”.
L’evento di Casertavecchia: un passo verso il futuro

Il 18 luglio scorso si è tenuto, presso l’Eremo di San Vitaliano a Casertavecchia, il primo incontro pubblico dedicato alla zonazione viticola dell’Alta Campania. Un progetto triennale promosso dall’Università degli Studi di Napoli Federico II (Dipartimento di Enologia) in collaborazione con la Strada del Vino del Casavecchia di Pontelatone e dell’Alta Campania. L’evento, moderato dal giornalista Luciano Pignataro, si è articolato in tre sessioni:

- storica: il dott. Claudio Calastri (Parco Archeologico del Colosseo) ha illustrato l’uso del vino in epoca greco-romana; il prof. Nicola Busino ha trattato il Medioevo; il dott. Tommaso Tartaglione ha affrontato la viticoltura borbonica in Terra di Lavoro.
- tecnico-scientifica: la dott.ssa Carla Scotti ha presentato i primi dati pedologici; la prof.ssa Paola Piombino ha illustrato le analisi aromatiche; la dott.ssa Francesca Alliata Bronner ha parlato di turismo esperienziale.
- confronto nazionale: esperienze di zonazione a confronto con i produttori piemontesi Giorgio Conterno e Paolo Manzone e quelli etnei Salvo Foti e Vincenzo Lo Mauro, moderati dalla collega Lidia Luberto.
Aziende come Alois, Cantina di Lisandro, Il Verro, Terre dell’Angelo, Alepa, Scaramuzzo ed altre, hanno evidenziato l’urgenza di una zonazione condivisa in grado di far emergere le specificità del territorio.

L’incontro ha visto anche il lancio del “Tour dell’Alta Campania”, organizzato dalla Pro Loco Real Sito di San Leucio: un itinerario di quattro giorni tra vigneti, caseifici di mozzarella di bufala, birrifici artigianali, l’Acquedotto Carolino e il Museo della Seta. La giornata si è poi conclusa con una degustazione curata dall’AIS Caserta, accompagnata dai piatti dello chef Antonio Papale e da prodotti tipici del territorio (olio e formaggi).
Piemonte e Sicilia: due modelli da osservare
Il Piemonte rappresenta il modello più strutturato di zonazione italiana, con le MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) di Barolo e Barbaresco, una tradizione monovarietale (Nebbiolo, Barbera) e un sistema normativo ben codificato.
La Sicilia punta invece su un modello dinamico: biodiversità ampia (Nero d’Avola, Frappato, Carricante); terroir estremi come l’Etna, e progetti sperimentali come MAPS e Vini di Contrada.
| Aspetto | Piemonte | Sicilia |
| Clima | Continentale | Mediterraneo, vulcanico |
| Altitudine vigneti | 150–800 m | 50–1200 m |
| Zonazione | Normata (MGA) | In evoluzione |
| Modello | Borgognone | Identità diffuse |
La zonazione come racconto del territorio
L’Alta Campania sta vivendo un momento di slancio. L’evento di Casertavecchia segna un passaggio fondamentale verso una zonazione scientifica e condivisa, in grado di rappresentare un passo concreto verso la costruzione di una mappa territoriale capace di valorizzare il ricco patrimonio vitivinicolo ma anche storico e paesaggistico della regione. Il percorso, ancora in itinere ma che culminerà con la pubblicazione di un volume dedicato, mira a integrare le conoscenze tecniche con una narrazione chiara e coinvolgente, rendendo riconoscibili le sottozone anche sul mercato internazionale, senza perdere il forte legame con l’identità rurale e culturale di questa affascinante zona d’Italia.
Oggi, più che mai, serve un racconto del territorio che vada oltre le etichette, capace di restituire dignità a microzone spesso dimenticate. In questo contesto, il turismo esperienziale si configura come leva strategica, capace di trasformare le conoscenze pedologiche in esperienza sensoriale e culturale. Perché la zonazione non è soltanto una mappa del suolo: è una dichiarazione d’identità, un ponte tra scienza e bellezza, tra terra e calice.
