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L’edizione 2025 dell’Alto Adige Wine Summit è stata molto più di un evento enologico: un’ immersione nell’anima di una Regione dove ogni calice diventa un racconto ed ogni paesaggio una narrazione.

Il percorso è iniziato ad Appiano, cuore pulsante della viticoltura altoatesina. L’inaugurazione del Summit si è svolta tra le mura di Castel Freudenstein (Lodron),  il maniero medievale che ha accolto, in una fresca serata settembrina, giornalisti ed opinionisti di settore di tutto il mondo.

La cena di gala nell’orangerie del castello ha saputo fondere i sapori tradizionali della cucina locale con le eccellenze vinicole della Regione. I produttori hanno presentato personalmente i loro vini, mentre lo chef stellato Herbert Hintner – insieme al figlio Daniel – del ristorante Zur Rose di Appiano, ha rivisitato i piatti in chiave gourmet.

Il giorno seguente è stato possibile esplorare il paesaggio vitivinicolo altoatesino attraverso una serie di tour guidati che hanno svelato la ricchezza geologica e climatica tra fondovalle assolati, pendii terrazzati e vigneti d’alta quota. Un territorio di 5.850 ettari vitati che racchiude oltre venti varietà viticole – dal Lagrein alla Schiava, dai bianchi aromatici ai vitigni internazionali e a quelli resistenti– definito da contrasti altitudinali, microclimi unici e una cultura enologica sospesa tra Nord e Sud.

In serata, nove cantine hanno aperto le porte a cene intime in piccoli gruppi. I vignaioli, padroni di casa per una notte, attraverso i propri vini hanno raccontato storie di annate passate, di progetti futuri e condiviso piatti tradizionali rivisitati . Una modalità conviviale di fare cultura, quella che nasce nelle vigne e vive nelle cantine attraverso l’arte della comunicazione e dell’ospitalità.

L’ultima giornata è stata dedicata all’aspetto più tecnico del Wine Summit : la degustazione tenutasi nella sala Carroponte del NOI Techpark di Bolzano, un’ex struttura industriale.

Oltre 360 vini di 98 produttori hanno raccontato l’identità di un territorio attraverso tre percorsi degustativi: 
– anteprima, per assaporare l’innovazione;
– varietale, per cogliere la diversità del patrimonio enologico;
– verticale, per percepire l’evoluzione del tempo in bottiglia.

Il sipario si è simbolicamente chiuso a Castel Mareccio, immerso nei vigneti nel cuore di Bolzano. Questo gioiello rinascimentale ha ospitato l’incontro finale per i media internazionali, lasciando spazio – nei giorni successivi – a sommelier, enotecari e ristoratori italiani, coinvolti per la prima volta in un programma dedicato al Noi Techpark. 

L’Alto Adige Wine Summit 2025 è così anche riuscito a raccontare un territorio con tutti i suoi contrasti: la verticalità delle sue vigne, l’alternarsi di architetture medievali e strutture futuristiche, la dualità culturale tra il Nord alpino e il Sud mediterraneo.

Chi ha partecipato non ha portato a casa solo note di degustazione, ma memorie vive fatte di paesaggi sorprendenti, tramonti su manieri, cene in cantina e conversazioni schiette con chi il vino lo crea, lo cura e lo racconta.

Il vero valore dell’evento forse è stato proprio la capacità di trasformare un incontro tecnico in un viaggio nell’anima di un luogo che continua, attraverso un sapiente racconto collettivo, a far crescere l’Alto Adige enologico.