La ricerca è stata presentata in occasione della conferenza stampa di lancio della 58ª edizione di Vinitaly, in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile. L’evento è stato illustrato a Palazzo Montecitorio alla presenza del presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, e del presidente di ITA – Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, oltre ai vertici della fiera: Federico Bricolo, presidente, e Gianni Bruno, direttore generale vicario.
Con quasi 4.000 aziende del Made in Italy enologico presenti, format e contenuti rinnovati e un palinsesto di oltre 100 eventi ufficiali tra degustazioni e focus, la manifestazione si conferma come un vero e proprio hub di relazioni business, capace di presidiare le principali destinazioni – storiche ed emergenti – del vino italiano.

Nel panorama vitivinicolo nazionale, il tema del calo dei consumi continua a dominare il dibattito. Tuttavia, secondo l’analisi presentata da Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini, la realtà appare più articolata e meno allarmistica di quanto spesso si racconti.
Una base di consumatori ampia e stabile
Il primo dato ribalta molte narrazioni: oltre la metà degli adulti italiani consuma vino in maniera abbastanza regolare. Si tratta di circa 29,4 milioni di persone, una platea ampia e sostanzialmente stabile.
Nel lungo periodo si registra persino una crescita: tra il 2011 e il 2024 i consumatori sono aumentati di oltre 600 mila unità. Il calo dei consumi complessivi, dunque, non dipende da una riduzione del numero di consumatori, ma da cambiamenti nella loro composizione e nei comportamenti di consumo.
Un consumatore sempre più maturo
Dal punto di vista demografico emerge uno spostamento verso le fasce più mature. La quota centrale si colloca tra i 45 e i 64 anni, ovvero nella popolazione in età lavorativa. Anche la distribuzione di genere mostra un leggero sbilanciamento: gli uomini rappresentano il 52% dei consumatori.
Cosa bevono gli italiani
L’analisi segmenta i 29 milioni di consumatori per tipologia:
- Vini rossi e bianchi fermi: circa 25 milioni ciascuno
- Prosecco: circa 20 milioni
- Altri spumanti secchi: circa 16 milioni
- Rosé e spumanti dolci: circa 11 milioni
- A seguire: vini frizzanti e vini dolci
Il quadro evidenzia una forte trasversalità dei vini fermi, accanto al ruolo trainante del Prosecco, protagonista della crescita della spumantistica italiana negli ultimi 15 anni.
Giovani e vino: un luogo comune da superare
Uno degli elementi più rilevanti riguarda le nuove generazioni. I dati – elaborati anche su base IWSR – smentiscono chiaramente l’idea che i giovani non bevano vino. Le generazioni più giovani mostrano infatti:
- una buona propensione ai vini fermi, sia bianchi sia rossi
- un aumento dei tassi di penetrazione, dal 39% al 47%
- un comportamento coerente con il ciclo di vita: chi consuma vino da giovane tende a farlo anche in età adulta
Il vero cambiamento risiede nella maggiore varietà di alternative disponibili oggi (birra, cocktail, soft drink, energy drink), molto più ampia rispetto al passato.
Preferenze e identità generazionali
L’analisi evidenzia differenze interessanti nelle preferenze:
- Ribolla gialla: particolarmente diffusa tra le donne under 34
- Traminer aromatico: elevato consumo tra le donne 35-54
- Pinot noir (fermo): apprezzato dagli uomini sotto i 34 anni
- Nero d’Avola: preferito dagli uomini sopra i 55 anni
Tra i giovani emerge anche un dato significativo: l’interesse per vini strutturati e di fascia alta – come Amarone, Barbaresco, Taurasi, Bolgheri e Chianti – che, pur non rientrando nel consumo quotidiano, diventano riferimenti identitari.
Bollicine e cocktail: dinamiche divergenti
Il Prosecco rappresenta un fenomeno a sé, con una forte diffusione soprattutto tra i Millennials, cresciuti insieme al suo successo. Diverso il caso di spritz e cocktail, il cui consumo è inversamente proporzionale all’età: più diffusi tra i giovani, meno tra le fasce mature.
Dalla conoscenza all’acquisto: l’indice di conversione
Un passaggio chiave riguarda il cosiddetto indice di conversione in acquisto, ovvero la capacità di un vino di trasformare la conoscenza (ad esempio al ristorante o tramite degustazione) in acquisto autonomo. In questo ambito:
- il Prosecco domina tra Millennials, Gen X e Boomers
- tra i più giovani il suo peso è leggermente inferiore
- denominazioni come il Primitivo di Manduria risultano trasversali
Luoghi di consumo: più socialità tra i giovani
- Gen Z e Millennials frequentano maggiormente ristoranti, bar e pub
- Boomers privilegiano il consumo domestico
I giovani risultano inoltre più aperti al consiglio di sommelier e ristoratori.
Spesa: meno frequenza, più valore
Nel consumo fuori casa, le fasce più giovani si concentrano su vini con prezzo bottiglia tra i 18 e i 30 euro, privilegiando qualità e occasioni selezionate. Le generazioni più mature mostrano invece una maggiore incidenza nelle fasce di prezzo più basse.
Il nodo della saltuarietà
La saltuarietà sta diventando un tratto distintivo delle fasce mature:
- +20 punti tra i 35-64 anni
- crescita significativa anche tra gli over 65
Un fenomeno legato a moderazione, salute e nuovi stili di vita.
Conclusione: ripensare il paradigma
La sintesi proposta da Flamini è netta: attribuire ai giovani la responsabilità del calo dei consumi è fuorviante. Il fenomeno è determinato da:
- minori quantità
- maggiore saltuarietà
- evoluzione degli stili di vita
Il settore deve quindi adattarsi, puntando su un’offerta coerente con i nuovi trend. Il paradigma è ormai definito: meno quantità, più qualità.