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C’è un filo rosso – anzi rubino intenso – che unisce la Piana Rotaliana alle colline toscane di Cortona e ai terrazzamenti eroici della Côte Rôtie, nel Nord della Valle del Rodano. È il filo che ha intrecciato le storie e i profumi della quarta edizione di “Incontri Rotaliani – Teroldego & Syrah di Cortona e della Côte Rôtie”, la rassegna biennale che, dal 25 al 26 ottobre 2025, ha portato a Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige produttori, esperti e wine lover da tutta Italia e dall’estero.

Un’edizione da record: +10% di partecipazione rispetto al 2023 e un format rinnovato che ha unito confronto culturale, degustazioni tecniche e esperienze enoturistiche. Segno che il Teroldego Rotaliano continua a essere un ambasciatore d’identità, ma anche un ponte verso il mondo.

Il wine talk inaugurale, ospitato al Teatro San Pietro di Mezzolombardo e moderato da Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, ha aperto ufficialmente la manifestazione.
Otto relatori – tra cui Goffredo Pasolli, Paolo Dorigati, Stefano Amerighi, Roberta Pasini, Maurizio Lunetta, Catherine Girard, Calogero Statella e Julien Venancio – hanno animato un confronto acceso e appassionato sul ruolo del vino come motore di sviluppo territoriale e culturale.

“Incontrare altri luoghi serve a riflettere sulle sinergie da adottare per crescere meglio”, ha ricordato Daniela Finardi, presidente del Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg. Un pensiero ripreso da Valentina Rigot, assessore al turismo, che ha sottolineato “il ruolo del paesaggio come equilibrio tra cura e identità, elemento chiave nella valorizzazione del vino e del territorio”.

Le testimonianze provenienti da Cortona, Etna e Borgogna hanno offerto prospettive complementari.
Catherine Girard, sindaco di Sampigny-lès-Maranges, ha raccontato l’esperienza della Borgogna dopo il riconoscimento Unesco dei suoi paesaggi vitati: “Mantenere l’identità è stato difficile ma indispensabile. Il vino è la combinazione di intenti dove il territorio conta più di ogni altra cosa.”

Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio Etna Doc, ha invece parlato del delicato equilibrio tra tutela e sviluppo: “Il vulcano si difende da sé, ma abbiamo il dovere di difendere la sua identità.”
Dalla Toscana, Stefano Amerighi ha ricordato il valore della “policoltura cortonese” come modello di sostenibilità, mentre Paolo Dorigati, produttore della Piana Rotaliana, ha lanciato un monito: “Negli ultimi anni in Trentino abbiamo perso 58 ettari di verde. Serve una visione collettiva, non solo commerciale. Il Teroldego è cultura prima ancora che prodotto.”

Diversi wine lab tematici hanno unito rigore scientifico e fascino del racconto, come per esempio quello presso la cantina Foradori di Mezzolombardo, dove il professor Attilio Scienza ha condotto “Radici comuni, espressioni diverse: dialogo tra Teroldego e Syrah”, un incontro che ha unito genetica, storia e poesia del vino. “Teroldego e Syrah sono cugini – ha spiegato Scienza – entrambi condividono un antenato comune, il Pinot Nero. Il Teroldego discende dal Lagrein, figlio del Pinot, e lo Syrah dal Dureza, anch’esso figlio del Pinot, due varietà che, pur nate in contesti diversi, raccontano lo stesso bisogno di equilibrio tra forza e finezza”. La degustazione guidata, con vini delle aziende Foradori, De Vescovi Ulzbach, Dorigati, Rotaliana, Doveri, Leuta e Domaine Combier, ha messo in luce come un medesimo DNA possa generare identità profondamente diverse a seconda del terroir.

Alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, la giornalista Divina Vitale del Gambero Rosso ha condotto una degustazione comparativa che ha emozionato i partecipanti “Capsula del tempo: il Teroldego ieri e oggi”. Vecchie e nuove annate si sono incontrate in un viaggio nel tempo, tra bottiglie storiche e interpretazioni moderne delle cantine Donati Marco, Fedrizzi Cipriano, Mezzacorona e della stessa Fondazione Mach. “Ogni sorso è una testimonianza del cambiamento climatico, delle tecniche enologiche e della sensibilità dei produttori” ha commentato Vitale. Un’occasione per riflettere sull’evoluzione del gusto durante l’invecchiamento (che si sposa bene con la richiesta dei consumatori attuali) e sul potenziale di longevità del Teroldego, oggi considerato uno tra i rossi italiani più identitari e capace di esprimersi al meglio nel proprio territorio d’elezione.

Nella Cantina Martinelli di Mezzocorona, invece, il walk around tasting ha riunito 27 aziende vitivinicole e gastronomiche ed ha permesso di confrontare le caratteristiche organolettiche dei protagonisti di questa edizione.

Incontri Rotaliani è più di un evento enologico: è un laboratorio culturale dove territori, produttori e istituzioni imparano a parlarsi. Un progetto che, edizione dopo edizione, consolida legami e costruisce visioni comuni per il futuro del vino e del paesaggio. Come ha ricordato Valentina Rigot, “questi incontri sono momenti di scambio e confronto, dove il vino diventa voce del territorio e occasione di crescita collettiva.” Perché il vino non è solo prodotto, ma linguaggio universale. Un linguaggio fatto di radici, territori e persone che, nel bicchiere, trovano la forma più sincera di dialogo.