Ci sono luoghi che riescono a coniugare natura, cultura e gusto in un’unica esperienza sensoriale. I Colli Piacentini, nel cuore dell’Emilia occidentale, sono uno di questi.
Un territorio dolce e armonioso, dove il paesaggio collinare si alterna a vigneti, borghi medievali e castelli e dove ogni curva della strada regala un nuovo scorcio di storia e bellezza. Visitare questa terra significa scoprire una dimensione autentica e ancora poco battuta dal turismo di massa, assaporare vini e piatti che raccontano secoli di tradizione contadina ed immergersi in una natura che conserva ancora un raro equilibrio tra uomo e ambiente.

I motivi per visitarla? La varietà dei paesaggi, dalle colline vitate alle valli boscose; il patrimonio di borghi e castelli medievali tra i meglio conservati dell’Emilia; la tradizione enogastronomica, che unisce vini DOC, salumi DOP e piatti tipici di grande carattere ed infine la possibilità di vivere esperienze rilassanti, lontano dai circuiti turistici più affollati ma a due passi dalle grandi città del Nord Italia: non a caso è la zona della casa di campagna degli abitanti di Milano, da cui dista meno di 50 minuti d’auto.
L’Emilia da vivere con i cinque sensi
“Conoscere l’Emilia attraverso i cinque sensi”: il sapore del cibo, il profumo del vino, il suono dei torrenti, il lavoro delle mani, la meraviglia dell’arte e della natura. È questo il principio che anima il progetto Emilia Wine Experience, promosso dalle Strade dei Vini e dei Sapori di Emilia con il sostegno di Destinazione Turistica Emilia. Otto itinerari collegano le province di Piacenza e Parma, attraversando colline, pianure e Appennino. Ogni percorso è mappato e corredato da QR code che accompagna il visitatore tra degustazioni, esperienze e attività all’aria aperta.
La Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini è un percorso che attraversa cantine, caseifici, salumifici e oleifici, dove la produzione agroalimentare è ancora strettamente legata alle coltivazioni e agli allevamenti tipici del territorio. Le quattro valli piacentine – la Val Tidone, la Val Trebbia, la Val Nure e la Val d’Arda – custodiscono anime diverse di un’unica identità. La Val Tidone è rinomata per i suoi paesaggi vitati e la tradizione del vino; la Val Trebbia attrae per la sua natura incontaminata e i borghi silenziosi; la Val Nure è la patria di Grazzano Visconti, un borgo in stile medievale che sembra uscito da una fiaba; la Val d’Arda unisce la grande vocazione vitivinicola ai gioielli architettonici di Vigoleno e Castell’Arquato. Ma andiamo per ordine.
Le radici antiche della vite piacentina
La viticoltura piacentina ha una storia di secoli. Reperti archeologici testimoniano la presenza della Vitis vinifera tra il X e il VII secolo a.C., segno di una tradizione agricola antichissima.
I Colli Piacentini sono tra l’altro un mosaico di valli e microclimi: le quattro valli disegnano un paesaggio vario, in cui i terreni alternano argille, sabbie e marne calcaree. È proprio questa diversità geologica a offrire p.es. alla Malvasia la possibilità di esprimersi in varie sfumature: più fresca e fragrante nelle terre argillose, più minerale e complessa nei suoli sabbiosi ricchi di fossili marini, più morbida e vellutata nelle antiche terre rosse. Il clima, con estati calde e ventilate e notti che si fanno fresche, permette di preservare la componente aromatica del vitigno, conferendo al vino profumi intensi di fiori bianchi, frutta matura e agrumi. Nel 2013, un progetto di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha individuato e mappato sette diverse “terre” vitivinicole in base alle caratteristiche geologiche dei suoli, superando la tradizionale lettura per vallata e offrendo una nuova visione della viticoltura locale.

Le varietà simbolo del territorio sono Barbera e Croatina a bacca rossa, Malvasia di Candia Aromatica e Ortrugo a bacca bianca. L’Ortrugo, vitigno autoctono, crea vini freschi e vivaci, mentre il Gutturnio, ottenuto dall’unione di Barbera e Croatina, è il vino-simbolo della zona. Il suo nome deriva dal gutturnium, una coppa d’argento usata dai Romani per bere in comune, simbolo di amicizia e convivialità. Ne derivano il Gutturnio DOC, nelle versioni frizzante e ferma, l’Ortrugo DOC e la Malvasia Colli Piacentini DOC, aromatica e versatile. Da non dimenticare il Vin Santo di Vigoleno, un passito prezioso ottenuto in zona Vernasca da vitigni autoctoni come il Santa Maria, il Melara e il Bervedino. Ogni vino riflette la geologia, la storia e il microclima di un territorio ma per la Malvasia il discorso si ampia.
Il mondo della Malvasia di Candia Aromatica
E’ uno dei vini bianchi più identitari dell’Emilia occidentale, un vitigno che si è guadagnato l’appellativo di “oro giallo” per il colore caldo e luminoso dei suoi grappoli e del vino che ne deriva. Giunta qui nei secoli passati attraverso le rotte mediterranee del commercio del vino, la Malvasia di Candia Aromatica ha trovato sui Colli Piacentini il suo habitat ideale. Rispetto ad altre varietà della grande famiglia delle Malvasie, quella piacentina si distingue per l’aromaticità particolarmente spiccata e per la capacità di adattarsi a diverse tecniche di vinificazione. Oggi viene interpretata nelle versioni ferma, frizzante, spumante e passito a testimonianza della sua straordinaria versatilità. Ogni produttore sceglie poi il proprio linguaggio: chi esalta la freschezza e il frutto, chi lavora sull’eleganza, chi preferisce la struttura e la longevità.
Al naso, la Malvasia di Candia Aromatica dei Colli Piacentini sprigiona note di pesca, albicocca, fiori d’acacia e miele, con richiami di agrumi e salvia. Al sorso è morbida, armoniosa, con una vena sapida che la rende sorprendentemente equilibrata. La sua versatilità la rende perfetta con la cucina locale: salumi piacentini, primi di pasta fresca, risotti alle erbe, formaggi stagionati, ma anche piatti di pesce d’acqua dolce o carni bianche. Le versioni passite, invece, accompagnano degnamente dolci secchi, crostate e formaggi erborinati.
Dunque la Malvasia di Candia Aromatica, simbolo del paesaggio e della cultura di questi luoghi, è anche la voce di una terra che ha unito l’eredità agricola alla capacità di innovarsi. E noi l’abbiamo degustata in tutte le versioni e negli stili di due grandi aziende: La Tosa di Vigolzone (della quale ho apprezzato molto anche l’Ortrugo e la Malvasia Passito) e la storica Cantina Barattieri di Albarola.



L’Azienda Agricola La Tosa è stata fondata dai fratelli Stefano e Ferruccio Pizzamiglio, che negli anni ’80 hanno investito sulle colline della Val Nure per fondare un progetto vitivinicolo focalizzato su altissima qualità e vitigni autoctoni. L’azienda oggi gestisce circa 19 ettari di vigneto, dedicando particolare attenzione all’inerbimento, alla conduzione biologica certificata (dal 2018) e al rispetto del terroir. Il “Sorriso di Cielo” 2024 rappresenta la loro splendida interpretazione della Malvasia di Candia Aromatica DOC in versione ferma, in zona Terre Rosse antiche, dai suoli argillosi. Affinata 5 mesi sui lieviti e con batonnage, costituisce una lettura sofisticata e più contemporanea della Malvasia di Candia, tradizionalmente frizzante ma qui interpretata in una versione ferma, più complessa e di gran potenziale evolutivo. Di grande finezza, pulizia e bevibilità anche l’Ortrugo Doc “Terrafiaba” 2024, il Terre della Tosa Gutturnio Superiore 2024 e la Malvasia Passito ”L’Ora felice” 2023, tra l’altro in abbinamento con una goduriosa e rinomata crostata di fichi di Albarola.



L’azienda Barattieri è invece una cantina storica poiché una delle prime nate in Emilia Romagna. Ospitata nell’antica dimora di famiglia di inizio Settecento immersa in un meraviglioso giardino di piante secolari e ora sede dell’Associazione Villa Barattieri dopo la scomparsa del conte Alberico Barattieri di San Pietro, l’azienda è oggi sotto la guida del figlio Massimiliano. La loro punta di diamante è la produzione del Vin Santo di Albarola, da uve Malvasia accuratamente selezionate e appassite su graticci per circa tre mesi nei solai della storica villa. Il vino viene poi messo in vecchissimi caratelli (il più antico risale al 1824 e vederli è impressionante…!), dove inizia il lungo percorso fermentativo e di affinamento grazie alla Madre risalente al 1823, per poi restare imbottigliato almeno 10 anni.
Borghi e castelli: la magia della Val Nure e della Val d’Arda
Nel cuore della cosiddetta “zona delle Terre Rosse”, la Val Nure ospita Grazzano Visconti, un borgo fiabesco voluto dal conte Giuseppe Visconti di Modrone agli inizi del Novecento. Con le sue casette color cotto, i ferri battuti e i comignoli decorati, rappresenta una delle mete più amate per la sua atmosfera romantica. Il borgo è immerso in un fantastico parco secolare con giardino all’italiana, dominato dall’omonimo Castello costruito nel 1395 e restaurato all’inizio del secolo scorso. Non perdetevelo assolutamente! Abbiamo quindi soggiornato nella Locanda del borgo, assai amata dai riders di Enduro: piacevolmente ristrutturata con pezzi di modernariato anni ‘50, mantiene comunque pavimenti, muri ed infissi d’epoca.


Poco distante, il paese di Vigolzone racconta la storia della vite attraverso il Museo della Vite e del Vino “Fernando Pizzamiglio”, ospitato nell’azienda vitivinicola La Tosa. Più di 400 reperti, documenti e immagini, oltre a una biblioteca di oltre 1100 volumi, raccontano il legame tra uomo e vite. A Vigolzone nascono anche due specialità locali: il celebre Tortello con la coda, chiuso a mano con due code intrecciate, e la torta di fichi di Albarola, entrambi prodotti De.Co.(a Denominazione Comunale d’Origine).


In Val d’Arda, Gropparello è meta obbligata. Il suo Castello, con merlatura guelfa e risalente all’VIII secolo, si erge in posizione spettacolare su uno sperone di roccia inserito nel grande parco naturalistico delle Gole di Vezzeno che ospita oggi il suggestivo Parco delle Fiabe, un progetto pioniere delle visite culturali esperienziali dove vengono rievocate atmosfere medievali tra storia e natura. Si tratta di un comprensorio ofiolitico di primitiva bellezza che custodisce un altare celtico sul promontorio di fronte al castello e che rappresenta uno scrigno di biodiversità.





Perfetta padrona di casa, la proprietaria Maria Rita Trecci Gibelli ha da sempre la passione degli strumenti musicali rinascimentali e del loro restauro. Originaria di Viterbo, nel 1994 acquistò insieme al marito il Castello, per il quale ha poi sviluppato un progetto di valorizzazione conosciuto in tutta Europa. Una curiosità: sia lei, col marito, che la figlia, con la sua famiglia, vivono nel Castello e lei addirittura in un’ala senza riscaldamento se non quello dei grandi camini antichi, mantenendo alle finestre i vetri piombati originali del maniero.
Non mancate dunque di fermarvi a mangiare alla Taverna Medioevale del Castello, il giovane chef Elia Rizzi saprà come coccolarvi.
Sapori autentici e prodotti d’eccellenza
Sempre in località Gropparello, è possibile fare una sosta all’ Azienda Agricola Bononi, nota anche come “Gli Olivi di Giampa“, produttore del primo olio evo piacentino certificato. Proseguendo l’itinerario n. 4 della Strada dei Colli Piacentini verso Piacenza, si giunge a Carpaneto Piacentino, dove si incontrano i laboratori dei tre salumi DOP del Piacentino – coppa, salame e pancetta – e dove ogni anno si tiene una festa proprio dedicata alla coppa. La particolarità dei salumi piacentini risiede nel fatto che, pur provenendo da suini allevati tra Emilia-Romagna e Lombardia, secondo disciplinare DOP la loro lavorazione e stagionatura devono avvenire interamente in territorio piacentino.


Il Piacentino vanta anche due formaggi DOP (il Grana Padano e il Provolone Valpadana) e, grazie ai suoi suoli fertili e irrigati, la coltivazione di ortaggi e frutti pregiati come l’aglio bianco di Monticelli d’Ongina, l’asparago e le ciliegie di Villanova d’Arda.
Un patrimonio da conoscere e custodire
La Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini, insieme alla Strada del Po, nasce dunque per raccontare questo collage di paesaggi, saperi e sapori, e per creare una nuova consapevolezza verso un territorio che chiede cura e attenzione.
Perché conoscere un territorio significa rispettarlo, comprenderne le esigenze naturali, ambientali e produttive: solo così si preserva la sua identità e la sua bellezza.
E i Colli Piacentini sono una meta che racchiude tutto ciò che un viaggiatore attento può desiderare.
Un luogo dove ogni bicchiere, ogni borgo e ogni piatto raccontano una storia, quella di una terra che ha saputo mantenere intatto il proprio spirito e trasformarlo in esperienza.

