Attraversando il Trentino, in A22 direzione Brennero, si costeggia la Piana Rotaliana. Molti sono i motivi per organizzare un viaggio enoturistico in questo suggestivo contesto.
Di grande impatto è la parete rocciosa che si erge perpendicolare all’abitato di Mezzocorona, dove si possono ancora ammirare le rovine di Castel San Gottardo e, subito sottostante, il Castel Firmiano. Il Monte di Mezzocorona è un altopiano che si può raggiungere partendo dal centro abitato a piedi o in funivia (qui passando da 219 a 891 mt. in soli 3 minuti), poiché solo pochissime auto attrezzate hanno l’autorizzazione a raggiungerlo. All’arrivo l’aria fresca e pulita e l’atmosfera tranquilla la rendono meta ideale per escursioni di ogni livello, dalle semplici passeggiate ai percorsi più impegnativi.


Per raggiungere la vetta gli amanti del trekking possono partire dal Laghetto dell’Ischia (di origine naturale) e percorrere la via attrezzata Burrone Giovanelli, che attraversa una profonda gola scavata nel monte da un torrente e si snoda tra un sentiero che attraversa il corso d’acqua e scalette in ferro in verticale, e proprio per questo è ritenuta da molti escursionisti una delle ferrate più bella d’Europa. Esistono anche altre belle passeggiate come la ripida lastricata Strada delle Longhe o il Sentiero di Sant’Antonio. Infine una facile passeggiata, adatta anche ai bambini visto il dislivello non eccessivo, è quella che si sviluppa in gran parte sulla strada forestale che conduce dal Monte di Mezzocorona al Rifugio Malga Kraun a quota 1222, dove normalmente nella stagione estiva è possibile soggiornare o mangiare un piatto tipico trentino.

Dalla stazione della funivia di monte si sviluppa poi un percorso ad anello di circa 2,7 km (adatto anche alle famiglie) che permette di raggiungere con facilità il ponte sospeso sulla profondissima Valle della Villa, lungo oltre 100 mt. e a 130 mt. di altezza dal suolo. Collegandosi alla sentieristica locale, permette di proseguire l’itinerario tornando alla località Monte, dove si trovano prati verdi, perfetti per il relax, e due ristoranti di tradizione culinaria locale. La tappa finale è lo Skywalk, la piattaforma mozzafiato in acciaio corten lunga 17 metri, dove nel tratto finale un ponte di vetro trasparente, posto nel vuoto a 648 metri di altezza sulla verdissima Piana Rotaliana, lascia lo spettatore senza parole. Grazie alla pavimentazione e al parapetto in vetro temperato, con la sensazione di vuoto sotto i piedi si può godere di un panorama spettacolare a 180°.


Per gli amanti della bicicletta segnaliamo il circuito “Giro del Vino 50”, un’esperienza che unisce bicicletta ed enogastronomia, un percorso cicloturistico di circa 50 km ad anello che tocca i luoghi più suggestivi della Piana Rotaliana Königsberg attraversando vigneti, fiumi, colline panoramiche, borghi e masi storici, tra i sapori dell’enogastronomia trentina. In poco tempo si potrà dunque scoprire il cuore vitivinicolo del Trentino.
Nel mese di maggio, da ben 34 edizioni, Mezzocorona celebra la sua eccellenza enologica, il Teroldego Rotaliano. Per la Piana Rotaliana non è solo un vino: è storia, comunità e senso di appartenenza al territorio. Per questo, dal 1991 ogni anno viene organizzata la “Mostra del Teroldego” , evento che si posiziona come qualificato momento di conoscenza e divulgazione di questa tipologia enologica.
Una due giorni fatta di degustazioni, musica, masterclass e visite guidate nel cuore della Piana Rotaliana, rivolta a tutti gli appassionati e curiosi, alla scoperta dei segreti e peculiarità della DOC più storica della Regione, nella splendida cornice di Palazzo Martini. L’evento è anche l’occasione per visitare lo storico Palazzo che non è usualmente aperto al pubblico, con le sue bellissime sale affrescate da Paul Troger, le stufe ad olle (quelle in ceramica) e le tele barocche.

La manifestazione, organizzata sempre nel mese di maggio, permette di conoscere, approfondire e scoprire questo vitigno autoctono, grazie ad una trentina di etichette rappresentative la cui produzione trova l’ideale zona espressiva nel Campo Rotaliano e ricade nei comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona e nella frazione di Grumo del comune di San Michele all’Adige.
I suoi terreni hanno origini glaciali ed alluvionali e formano un triangolo fra il fiume Adige ed il torrente Noce, con al vertice la Val di Non e sui tre lati le pareti rocciose dolomitiche. Il suolo si presenta limoso-sabbioso, fertile per la vite grazie ai suoi minerali, mentre il sottosuolo si compone quasi unicamente di ciottoli dall’effetto drenante. I terreni non sono omogenei, possono avere uno spessore variabile fra i 30 e i 200 cm, così come varia l’altezza della falda acquifera che influisce sulla vigoria della vite. L’area gode di particolari condizioni pedoclimatiche: l’incontro fra le correnti fredde dei ghiacciai e lo spirare quotidiano dal Garda del vento Ora garantisce notevoli escursioni termiche giorno-notte essenziali per un ottimale sviluppo della vite.

L’unicità del Teroldego nel Campo Rotaliano (435 ha) è costituita da habitat, clima, intervento dell’uomo e unicità del terreno, fattori fondamentali per rendere “autoctono” un vitigno. Un’ampia distesa di vigneti che affascinò Goethe nel suo Viaggio in Italia e che il geografo irredentista trentino Cesare Battisti definì «il giardino vitato più bello d’Europa». Più recentemente Gino Veronelli esaltò il suo vino come «patrimonio non solo del Trentino, ma dell’enologia italiana».
Il Teroldego ebbe uno straordinario estimatore alla corte di Vienna ed in particolare nella figura dell’imperatore Francesco Giuseppe che amava questo vino possente e vigoroso. I suoi vini sono appunto pieni, carnosi, profondi, con decise note aromatiche di mora e viola, che virano verso cacao e liquirizia,. Leggera la trama tannica che crea spazio per un’equilibrata ampiezza, ma prestandosi bene anche all’ invecchiamento.
Non solo la “Mostra del Teroldego”, ma anche la tre giorni della “Festa del Settembre Rotaliano” – che si svolge tra agosto e settembre – è una manifestazione enologica dedicata al festeggiamento del Principe dei rossi trentini i cui primi ceppi – secondo una leggenda locale – nacquero dalle gocce di sangue del drago che tiranneggiava la Piana Rotaliana. La leggenda è ben testimoniata dalla cantina Donati Marco che ha saputo cogliere la forza di questo racconto. In una delle sue etichette si evoca la leggenda del temuto drago con il cavaliere Conte Firmian che lo sconfigge. Si tratta di un vino d’autore, il Teroldego Rotaliano Doc Superiore Riserva Sangue di Drago, affinato in botti di rovere per un minimo di 18 mesi. Si presenta al naso con una piacevole avvolgenza di frutti di bosco, prugna, frutta secca e dolci speziature, mentre il sorso, caldo e morbido, di grande corpo e struttura, offre tannini vellutati e dolci che nel finale allungano in note di cioccolato fondente. Nato dalla selezione delle migliori uve del Vigneto del Maso Donati (vigna storica i cui ceppi raggiungono anche i 90 anni di età), ai piedi dei Castelli di Mezzocorona, si produce in un numero limitato di bottiglie.


Concordando anticipatamente con l’azienda, è possibile compiere un viaggio emozionale: una passeggiata nel vigneto del loro maso proprio di fronte al Castel San Gottardo, ascoltando in cuffia il racconto dettagliato della storia del Basilisco, insieme ai produttori Marco ed Emanuela (quinta generazione), oggi affiancati dalla figlia Elisabetta che avvia così la sesta generazione.
“Su questa ampia distesa si erge a picco il Monte di Mezzocorona, e sulle sue rupi si scorgono i resti di un antico maniero, il Castello di San Gottardo. Nelle grotte dell’eremo, secondo la leggenda popolare, viveva un drago che terrorizzava la popolazione. Stanco dei soprusi, un giorno, il giovane cavaliere Conte Firmian, armato di lancia e spada affrontò il Basilisco, pose davanti alla grotta una ciotola di latte ed uno specchio. Il Drago, sentito il profumo di latte, uscì allo scoperto e vedendosi riflesso nello specchio provò stupore e vanità. Il cavaliere ne approfittò per trafiggerlo mortalmente. Tutta la popolazione festante portò in trionfo il cavaliere ed il drago sanguinante. Alcune gocce di sangue caddero sul terreno da cui iniziarono a germogliare i primi ceppi di Teroldego”.
Negli ultimi anni buona parte della qualità del Teroldego è nelle mani dell’associazione TeRoldEgo (R)Evolution composta dall’ultima generazione delle storiche aziende locali: Foradori, De Vigili, (Mezzolombardo), Donati Marco, De Vescovi Ulzbach, F.lli Dorigati, A. Martinelli, (Mezzocorona), Zeni Roberto (Grumo), Endrizzi (San Michele), Gaierhof (Rovere’ della Luna). Si definiscono “giovani viticoltori liberi”, profondamente legati al territorio, consapevoli dello straordinario patrimonio ereditato dalle aziende di famiglia. Nel 2018 decidono di unirsi con la missione di valorizzare e innalzare insieme la qualità del vitigno Teroldego del Campo Rotaliano, credendo fortemente nella condivisione di sforzi, studi agronomici ed enologici, con una comune visione sulla promozione e commercializzazione, per l’affermazione di questa tipologia.