Di ritorno dal Mondial des Vins Extremes come degustatrice di giuria ormai da qualche anno, in Valle d’Aosta, ho sentito il bisogno di soffermarmi sul vero significato del termine viticoltura eroica, spesso abusato rispetto al suo reale e preciso significato tecnico, che porta con sé implicazioni profonde sul piano agricolo, paesaggistico e sociale.

Non basta che una vigna sia “bella e difficile da lavorare” per definirla eroica. E difatti l’associazione internazionale CERVIM (Centro di Ricerca, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana), con la sua preziosa attività, ha stabilito criteri oggettivi. Una viticoltura è considerata eroica quando ricade in almeno una di queste condizioni:
- Pendenza superiore al 30%, che rende impossibile o molto limitata la meccanizzazione.
- Altitudine superiore a 500 m s.l.m., esclusi gli altipiani.
- Sistemi vitati su terrazzamenti o gradoni, spesso sorretti da muri a secco.
- Isole di piccole dimensioni, dove la logistica di trasporto e approvvigionamento è particolarmente complessa.

Ma analizziamo i vari aspetti in maniera più approfondita.
Dal punto di vista tecnico si tratta di:
- Un lavoro manuale intensivo: il rapporto ore/ettaro può essere 10 volte superiore rispetto a una vigna in pianura meccanizzata, incidendo pesantemente sui costi di produzione.
- Microclimi estremi: esposizioni verticali, suoli poco profondi, forte irraggiamento solare, escursioni termiche marcate. Queste condizioni selezionano vitigni resistenti e favoriscono la concentrazione aromatica.
- Fragilità idrogeologica: i muretti a secco non sono un elemento “folkloristico” ma dispositivi di stabilità del suolo. Senza manutenzione, il rischio di frane e dilavamenti aumenta in maniera esponenziale.
- Vitigni autoctoni rari: molte zone di viticoltura eroica hanno preservato varietà locali marginali, poiché i grandi impianti meccanizzati non avrebbero senso in questi contesti, e ciò ha permesso la sopravvivenza di un patrimonio genetico unico.
Dal punto di vista socio-economico parliamo di:
- Costo vs. valore: la resa economica è spesso in perdita se si ragiona in termini industriali. Il prezzo di mercato non sempre remunera l’enorme lavoro manuale richiesto e la sopravvivenza di molte realtà dipende da politiche di sostegno e da consumatori disposti a riconoscere il valore culturale di un vino, oltre che quello organolettico.
- Presidio del territorio: laddove le vigne vengono abbandonate, il paesaggio crolla: franano i muri, si interrompono i drenaggi, si perde biodiversità. Il vino, in questo senso, diventa un sottoprodotto della manutenzione territoriale.
- Trasmissione di saperi: la viticoltura eroica è legata a pratiche tradizionali che non si possono improvvisare. Richiede manualità tramandata, spesso oralmente.
Esiste quindi il rischio di una certa folklorizzazione che consiste nel parlare di “eroi” senza considerare i problemi concreti sottesi (sostenibilità economica, invecchiamento dei viticoltori, spopolamento delle aree montane e insulari), come anche criticità legate ai cambiamenti climatici: alcune zone un tempo marginali diventano più favorevoli, ma in altre le condizioni estreme possono peggiorare la siccità e aumentare la vulnerabilità. Infine il mercato: senza un posizionamento di valore (Denominazioni, storytelling serio, enoturismo integrato) il rischio è di non reggere la concorrenza di vini meno costosi prodotti in aree pianeggianti.
Pertanto la viticoltura eroica non è una cartolina romantica ma un sistema complesso che unisce agricoltura estrema, resilienza territoriale e memoria culturale. È “eroica” non perché i viticoltori siano superuomini, ma perché operano ai limiti della sostenibilità tecnica ed economica, mantenendo in vita paesaggi e varietà che altrimenti scomparirebbero.
Qui di seguito azzardo una scheda comparativo-quantitativa che confronta viticoltura eroica e viticoltura “standard” (meccanizzata), prendendo come riferimento studi accademici e rapporti tecnici esistenti in rete, anche non recenti (CERVIM, paper su OENO-ONE/Strub, case studies MDPI e BioOne, articoli tecnici italiani).
| Indicatore | Viticoltura eroica / montana (terrazzata, >30% pendenza, >500 m o isole) | Viticoltura standard (pianura / colline miti, meccanizzata) |
| Ore di lavoro annue per ettaro (totale operativo) | 700–1.200 h/ha (caso tipico: 900–1.000 h/ha in esempi italiani di terrazze). Variabilità molto alta (tipo di gestione, grado di meccanizzazione parziale). Terra e Vita+1 | ~100–200 h/ha (media nazionale italiana spesso citata ~150 h/ha). Meccanizzazione riduce drasticamente il lavoro manuale. Grosjean Vins |
| Costo di produzione (lavoro + gestione), rapporto relativo | ~2–3× rispetto alla gestione su suolo pianeggiante; alcuni lavori stimano +2.6× per gestione manuale su pendii. (dipende dalla scala aziendale). oeno-one.eu+1 | baseline 1× (costi riferiti alla viticoltura meccanizzata/standard). opus4.kobv.de |
| Resa produttiva (hl/ha) | molto variabile: tendenzialmente più bassa o più irregolare — range indicativo 20–40 hl/ha per vigneti di qualità in montagna; in alcuni casi (vigneti molto esposti o antichi) anche <20 hl/ha. Dipende varietà, sistema d’allevamento e obiettivi (rese basse = qualità). MDPI+1 | tipico 40–80 hl/ha per vigneti intensivi di produzione (ma per vini di qualità spesso 30–60 hl/ha). Fortissima variabilità a seconda del disciplinare. Persee |
| Manutenzione muri a secco / terrazzamenti | elevata: manutenzione continua, rischio idrogeologico se abbandonati; investimento iniziale e riparazioni regolari (€/m lineare) — costi significativi e spesso non ammortizzati dal vino. (vedi studi su terrazze mediterranee). BioOne+1 | quasi nulla (su terreni non terrazzati). |
| Sopravvivenza varietale / biodiversità | alta: conservazione di vitigni autoctoni rari e di micro-paesaggi; mantiene mosaici agricoli e riferimenti genetici locali. ScienceDirect+1 | più omogenea: varietà scelte per resa e meccanizzazione, minore conservazione di rare ecotipie. |
| Sostegni / redditività economica | Molte aziende dipendono da sussidi, turismo, vendite dirette e valorizzazione territoriale per rimanere sostenibili. Senza politiche/valorizzazione, margini spesso insufficienti. ScienceDirect+1 | Possibilità di economie di scala, maggiore competitività sui costi. opus4.kobv.de |
| Rischi climatici e idrogeologici | Esposizione a eventi estremi (siccità locale, piogge intense) con maggior impatto su versanti ripidi; il mantenimento dei terrazzamenti è funzione chiave per la stabilità del versante. BioOne+1 | Rischi diversi ma generalmente più maneggiabili con mezzi meccanici e infrastrutture. |
In sintesi, si puo ribadire il concetto che l’ “eroicità” è innanzitutto una questione tecnica e di costi, non uno storytelling estetico: i criteri CERVIM sono pratici (pendenza, altitudine, terrazzamenti, isole) e non simbolici.
Il parametro più discriminante resta il lavoro umano: molte vigne eroiche richiedono 5–7 (o più) ore/uomo per ettaro rispetto alla media nazionale e questo si traduce immediatamente in costi molto più alti e in necessità di prezzi di vendita superiori o di sussidi. Non esiste poi un’unica “resa eroica”: alcune vigne montane producono vini di elevata concentrazione e valore organolettico ma con rese basse; altre sono marginali anche a livello qualitativo se la gestione è inadeguata. I dati sulle rese vanno interpretati con il contesto (obiettivo qualità vs quantità).
I muri a secco non sono “decorativi”, ma svolgono una funzione ingegneristica fondamentale per la stabilità del versante. I costi di mantenimento sono poi una voce non trascurabile e la mancata manutenzione può originare costi pubblici ben superiori (pensiamo alle frane).
Infine, le politiche e il mercato sono determinanti dal momento che senza un riconoscimento territoriale, etichettature mirate, turismo o sussidi, molte colture eroiche non reggono economicamente, nonostante la loro funzione ecosistemica e paesaggistica.

Fonti
· CERVIM — disciplinari e criteri per la viticoltura eroica (definizione tecnica).
· Strub L., “The cost disadvantage of steep slope viticulture and …” / tesi e paper correlati — stima rapporto costi (≈2.6×).
· Martins et al., Sustainability in Mountain Viticulture (case study Douro — MDPI 2024): dati su ore di lavoro e costi del lavoro per ettaro
· Articolo Terra e Vita (esempi italiani): stima pratica di 900–1.000 ore/ha in vigneti eroici italiani (articoli tecnici e interviste a produttori).
· Zoumides et al., A Future for Mountain Terraces (BioOne, 2022): costi e sostenibilità dei terrazzamenti in zone mediterranee.
· Studi economici su “traditional cultural vineyard landscapes” (Torquati et al., ScienceDirect) — analisi economica di aziende che hanno recuperato vigneti tradizionali.
N.B.
I numeri sono medi e locali: “eroico” comprende realtà molto diverse (Cinque Terre vs Douro vs zone alpine). Le ore/ha e le rese cambiano molto secondo esposizione, varietà, livello di meccanizzazione parziale, presenza di turismo o vendita diretta.
L’uso delle definizioni è diverso: non tutti gli studi usano la stessa soglia per “montano” o “eroico”. Il CERVIM è il riferimento più operativo ma la letteratura accademica può lavorare con definizioni alternative.
I dati economici variano nel tempo: salari, prezzi del vino e contributi pubblici cambiano. Per analisi economiche aggiornate è necessario approfondire con dati aziendali locali o database FADN/ISTAT/CREA.