In una luminosa e fresca domenica di febbraio, con un gruppo di enoappassionati abbiamo fatto visita all’azienda Livon, marchio simbolo della viticoltura del Friuli Venezia Giulia, protagonista negli anni di importanti investimenti anche in altre regioni italiane.
L’occasione è la visita in anteprima della nuova struttura-cantina, un progetto di riqualificazione urbanistica fortemente voluto dalla famiglia Livon. Il complesso sorge accanto alla storica cantina di Dolegnano, nel comune di San Giovanni al Natisone (UD) su progetto dell’architetto udinese Enrico Franzolini. Dove un tempo si trovavano vecchi caseggiati di campagna abbandonati, oggi prende forma una costruzione multifunzionale che unisce tecnologia, modernità e rispetto per il territorio.

Ad accogliere gli ospiti nel cortile dell’azienda è Valneo Livon, insieme alla giovane e dinamica Valentina Brosolo, responsabile delle visite e dell’ospitalità. È proprio Valneo a ripercorrere la storia della famiglia: tutto ebbe inizio nel 1964 grazie al padre Dorino Livon, commerciante di legnami e uomo lungimirante che, sostenuto dalla moglie Elda, acquistò i primi terreni sulla collina di Ruttars, nel Collio.

La prima cantina di vinificazione nacque in località Vencò, dove ancora oggi si affinano le riserve aziendali. Negli anni Ottanta Valneo e il fratello Tonino entrarono in azienda, portando innovazioni nella produzione e nell’immagine del marchio. Da allora la realtà Livon ha continuato a crescere attraverso nuove acquisizioni e investimenti, che oggi si estendono anche oltre i confini del Friuli.
Prima di entrare nella nuova struttura, lo sguardo degli ospiti viene catturato da un affresco custodito in una teca: raffigura Gesù Bambino con la Madonna e San Giuseppe. Come racconta Valentina Brosolo, si tratta di un dipinto risalente alla fine del XIX secolo, originariamente realizzato su uno dei muri delle case adiacenti alla cantina. La memoria storica dell’opera era andata perduta, ma la famiglia Livon ha voluto recuperarla attraverso un accurato restauro, restituendole il giusto valore.
All’interno della nuova struttura si apre la zona accoglienza, affiancata da un soppalco dedicato agli uffici e da una grande sala degustazione luminosa e moderna. Metalli innovativi e ampie pareti in vetro contribuiscono a creare un ambiente elegante e confortevole.
Qui si incontra anche Rossella, moglie di Valneo, da sempre al fianco del marito nella gestione dell’azienda. Insieme alla nipote Francesca, figlia di Tonino, si occupa di preparare i raffinati abbinamenti gastronomici per accompagnare la degustazione dei vini.

La visita prosegue con l’analisi delle mappe del Collio e dei diversi appezzamenti acquisiti negli anni, per poi entrare nella grande sala dedicata all’affinamento. Tra le novità spiccano i contenitori in cemento a forma d’uovo utilizzati per la fermentazione dei vini bianchi. La particolare forma consente una circolazione naturale del vino attraverso moti convettivi, favorendo una micro-ossigenazione costante e mantenendo stabile la temperatura del mosto. Inoltre elimina gli “angoli morti”, permettendo una sorta di batonnage naturale.
Accanto a questi, trovano posto le botti ovali in rovere di Allier realizzate con tecnologia NIR, un brevetto innovativo internazionale sviluppato dall’azienda Garbellotto di Sacile in collaborazione con l’Università di Udine. Ogni doga di rovere viene analizzata tramite sensori a infrarossi che ne identificano le caratteristiche chimico-aromatiche, permettendo di realizzare botti capaci di esaltare specifiche componenti aromatiche del vino. Un perfetto equilibrio tra tradizione artigianale e precisione tecnologica.
La visita si conclude in una parte della cantina ancora in fase di completamento, dove sugli scaffali riposano bottiglie con etichette storiche dell’azienda. In futuro, su richiesta, sarà possibile organizzare degustazioni verticali per scoprire l’evoluzione dei vini nel tempo.

Un elemento distintivo delle etichette Collio Livon è la figura della donna alata. L’idea nasce nel 1985 quando Valneo Livon, appassionato d’arte, sfogliando un libro scopre alcune litografie degli anni Trenta di Erté, artista russo-francese considerato uno dei padri dell’Art Déco. Tra queste lo colpisce in particolare la figura stilizzata associata al numero cinque, che richiama una donna alata. Specchiando l’immagine, la forma ricorda la lettera “C”, omaggio alla linea Collio. Nasce così il nuovo logo aziendale, elegante e raffinato.
La degustazione: un viaggio tra Friuli, Toscana e Umbria
La degustazione propone un percorso tra alcune delle etichette più rappresentative dell’azienda. Si parte dal Collio, dove i suoli composti da marne e arenarie eoceniche ospitano le vigne storiche che regalano ai vini struttura, complessità ed equilibrio.
Durante la degustazione si unisce al gruppo Matteo Livon, figlio di Valneo e Rossella e rappresentante della terza generazione. La sua energia e la sua visione stanno portando nuove strategie e progetti per il futuro dell’azienda.

Tra i vini degustati spiccano il Pinot Bianco “Cavezzo” 2023, elegante e minerale, il Manditocai 2022, nato per valorizzare la varietà Tocai Friulano, e il Braide Alte 2022, raffinato assemblaggio della linea Gran Crù. Tra i rossi emerge il Tiare Blu, blend di Merlot e Cabernet Sauvignon di grande struttura.
Il viaggio enologico prosegue poi oltre il Friuli, con il Chianti Classico Riserva “Lucarello” 2020, prodotto nella tenuta Borgo Salcetino a Radda in Chianti, e con il Montefalco Sagrantino 2017 proveniente dalla Fattoria Colsanto in Umbria. A chiudere la degustazione è il Picolit Cumins 2021, elegante vino dolce del Collio.
Un plauso va anche al giovane enologo Giovanni Genio, che con passione e competenza contribuisce a valorizzare il patrimonio enologico dell’azienda.
Ospitalità ed enoturismo: l’esperienza Livon
L’esperienza Livon non si limita alla produzione di vino ma si estende anche all’accoglienza e all’enoturismo, con strutture che permettono di vivere il territorio in modo autentico.
Villa Chiopris, a Chiopris-Viscone, nel cuore della DOC Friuli Grave, propone un’ospitalità elegante e rilassata. La dimora invita a vivere il territorio con tempi distesi, diventando un luogo d’incontro tra sapori, persone e tradizione. La struttura offre nove camere accoglienti e tre appartamenti indipendenti, arredati con uno stile che richiama il calore delle dimore di campagna reinterpretato in chiave moderna.

La colazione può essere gustata nel verde del giardino d’epoca oppure nell’atmosfera intima del salone con travi a vista e grande camino. Durante il soggiorno è possibile partecipare a degustazioni enogastronomiche. La villa dispone inoltre di una sala congressi attrezzata per meeting e riunioni, di un’ampia cantina con travi a vista e mura in sasso ideale per feste, mostre e banchetti, e di un grande parco con piscina che rende la location perfetta anche per matrimoni e cene di gala.

Un’altra esperienza di ospitalità è quella proposta dalla Fattoria Colsanto, a Bevagna, nel cuore dell’Umbria e della DOCG Montefalco Sagrantino. L’agriturismo offre dodici eleganti camere immerse nei vigneti, con una vista suggestiva sui borghi di Assisi, Spello e Montefalco.

Nel 2017 è stato completato il restauro dell’antico casale ottocentesco, che oggi ospita una moderna sala degustazione, un punto vendita e spazi dedicati al relax. La posizione privilegiata consente di abbinare l’esperienza enogastronomica alla scoperta del patrimonio culturale e spirituale della Valle Umbra, tra arte, natura e quiete.
Un viaggio, quello nella realtà Livon, che attraversa territori diversi ma mantiene salda la stessa filosofia: custodire la tradizione, innovare con rispetto e continuare a raccontare, attraverso il vino, il legame profondo con la terra.
Dalle colline del Collio alle campagne umbre, passando per la Toscana del Chianti Classico, la storia della famiglia Livon è quella di una visione imprenditoriale : oltre sessant’anni di lavoro, ricerca e passione che oggi trovano nuova espressione nella moderna cantina di Dolegnano e nei progetti di ospitalità legati al territorio. Un percorso che guarda al futuro con l’entusiasmo della terza generazione, ma con lo stesso spirito con cui tutto ebbe inizio nel 1964: essere custodi della propria terra e interpreti autentici del vino italiano.
