Search on this blog

Vi chiedete mai quale possa essere un vino autentico…? Ad occhio e croce, un vino che rispecchi la storia, le caratteristiche, la geologia, il clima di un certo territorio in una sintesi equilibrata fra tradizione e nuove conoscenze. O forse un vino di qualità vera, quella che nasce dall’impegno in azienda del suo produttore, dei suoi enologi e dei suoi agronomi. Di sicuro un vino che nasce anche dalla passione e dalla voglia di sperimentare.

Livia Fontana

La prox sett pianteremo 50.000 barbatelle su 7 ettari di nuova acquisizione, ma stavolta nel Monferrato per un progetto che ci impegnerà parecchio per i prossimi 10 anni” ha confidato, tra un calice di Langhe Nebbiolo ed uno di Barolo, Livia Fontana dell’omonima azienda langarola. ”Sempre mantenendoci concentrati sul Nebbiolo a Castiglione Falletto, pensiamo ora anche alla produzione di una Barbera d’Asti, un Grignolino e 2 vini bianchi (dalle uve top secret) destinati ad un breve affinamento di 4-5 mesi” .

Ma andiamo con ordine.

Siamo a Castiglion Falletto, nel cuore di quelle Langhe già da tempo dichiarate patrimonio dell’Unesco.

L’azienda Livia Fontana ha una storia che nasce lontano.  Nel 1820 il più giovane dei fratelli Fontana acquista e si trasferisce fuori dal paese di Castiglione Falletto, in una cascina che prende il nome di Fontanin (diminutivo del cognome) creando così una sua azienda agricola dove poter coltivare, oltre l’uva, anche grano e nocciole e allevare mucche e galline. Le prime bottiglie compaiono per merito del nonno di Livia, Saverio, primo imbottigliatore di zona, quando ancora esistevano le carrà, botticelle di uso locale fin dal ‘600. Ma è solo con il papà Ettore che l’azienda diventa ufficialmente vitivinicola, quando nel 1992 decide di espiantare tutte le colture e di sostituirle con le viti. 

Lo spiccato spirito imprenditoriale di Ettore guida l’azienda alla conquista del mercato della Svizzera tedesca suggerendogli anche di dare spazio all’intraprendenza della figlia Livia, nonostante a quei tempi la conduzione di un’azienda vitivinicola fosse considerata appannaggio maschile. Così Livia dal 1995 inizia a collaborare col padre sia in vigna che in cantina, dove poi nel 1997 subentra anche l’enologo Donato Lanati. Purtroppo nel 2008 Ettore viene a mancare e sarà proprio Livia con i suoi due figli, Michele e Lorenzo, a portare avanti l’azienda di famiglia: Lorenzo appare subito decisamente portato per l’accoglienza e le vendite, mentre Michele si appassiona alla vigna e alla cantina grazie all’agronomo Daniele Gilberti. Nel 2012 inizia un percorso di studio del terreno e delle vigne secondo un sistema parcellare, decidendo di utilizzare come fertilizzante solo concime organico in grado di far esprimere al meglio quei suoli, ricchi di argilla, calcare e sabbia e così particolarmente vocati.

Lorenzo, Livia e Michele Fontana

Oggi Michele è l’enologo di un’azienda familiare di 10 ettari vitati che produce circa 60.000 bottiglie. Con lui si è compiuta una transizione generazionale che passa attraverso un restyling completo, finanche quello delle etichette delle bottiglie dove oggi osserviamo un’elegante rappresentazione in negativo di un tralcio e di un grappolo, ma anche un QR Code che rimanda al sito web BaroloMGA360 di Alessandro Masnaghetti, che propone immagini e particolari come solo un prodotto digitale può fare: difatti scansionando il codice è possibile visionare i territori di produzione dei vini dell’azienda. La bottiglia invece, abbastanza leggera, è di tipo tradizionale, una Albeisa, tipica delle Langhe e nata nel 1973 per volontà di 16 produttori albesi che, riprendendo la storica bottiglia utilizzata nel ‘700 nella zona di Alba, ne hanno voluto fare il simbolo dei grandi vini del territorio. 

E’ inoltre sempre la passione che ha condotto Michele verso nuove esplorazioni e quindi verso il nuovo progetto di cui accennavo in apertura. D’altronde nelle Langhe i terreni sono diventati molto costosi mentre esistono suoli fantastici e ottime posizioni anche nel Monferrato. Ed è proprio qui, in località Casorzo, che sta partendo la messa a dimora dei nuovi impianti aziendali. 

I vini di Livia Fontana

L’affinamento avviene solo alla maniera tradizionale (mai subìta alcuna contaminazione anni ‘80 stile Barolo Boys…), in botti di rovere austriaco da 20, 30 e 50 hl. Non tutti poi sanno che fino agli anni ‘80 il vino più richiesto non era il Barolo ma il Dolcetto, venduto in damigiana per un uso quotidiano casalingo, che quindi anche i Fontana producevano. Oggi l’azienda si dedica solo all’allevamento delle uve Nebbiolo e Barbera nonchè Arneis (2 ettari in quel di Priocca), con vini esportati per il 70% all’estero, precisamente Svizzera tedesca e Stati Uniti, seguiti da Belgio, Danimarca e Olanda. Le loro principali piazze italiane sono invece in Emilia Romagna, Piemonte, Sardegna, così come ovviamente Roma e Firenze, ospitati tra l’altro nelle carte di parecchi ristoranti stellati. 

Roero Arneis 2023

Intense note di alyssum e cedrina accompagnano un piacevole gusto ammandorlato. Un Arneis assolutamente secco, senza residuo zuccherino ma non amaro grazie ad una pressatura soffice che risparmia i suoi vinaccioli altamente incisivi in termini di gusto.

Langhe Nebbiolo 2022

E’ il biglietto da visita dell’azienda, un nebbiolo in purezza con 18 mesi di affinamento in legno grande e 18 in bottiglia. Prodotto con le uve dei vigneti di non oltre 12 anni d’età, e di quelli sottoposti ad eventuali reimpianti, essendo i vigneti per la tipologia Barolo strettamente contingentati e certificati. Freschezza, succosità ed estrema bevibilità sono le parole d’ordine per questo splendido vino, non figlio di un dio minore rispetto al Barolo DOCG ma grande protagonista di una tavola più quotidiana.

Barolo DOCG Fontanin 2020

Proviene dai suoli decisamente più sabbiosi dei cru Mariondino e Villero e affina 40 mesi in botti di rovere prima di incontrare la bottiglia. Violetta e lampone, spezie e leggero cacao accompagnano una  bella struttura e tannini levigati. Agile e fine.

Barolo DOCG Villero 2020

Il Barolo non è un vino opulento, ma austero ed elegante. Le uve di quell’ettaro di vigneto con esposizione sud-ovest a Villero e 40 mesi di affinamento regalano oggi calici di complessità olfattivo-gustativa dove prevale l’intensità del frutto scuro e della spezia dolce, ma anche una certa terrosità ed un soffio di liquirizia e agrume. Raffinato ed equilibrato, si prepara ad affrontare un lungo futuro.

Barolo DOCG Villero 2016

L’annata 2016 si presenta con sentori di legna arsa, frutto scuro e spezie, mentre il sorso è caratterizzato da tannini fitti e setosi e da un’ importante spalla acida che sarà fondamentale per la sua ancora lunga evoluzione. Complessità e persistenza per il figlio di un’annata perfetta per il Barolo, che regalerà fra 6-7 anni esperienze degustative eccezionali.