Quando si pensa alla Campania, l’immaginario corre subito a Napoli e alla sua vivacità contagiosa, oppure alla struggente eleganza della Costiera Amalfitana. Eppure, c’è un’altra Campania, più silenziosa e autentica che aspetta solo di essere scoperta. È il Sannio, un territorio che custodisce colline generose e monti, vigneti millenari, misteri antichi e borghi sospesi nel tempo.
Terra di vino e di memoria
Il Sannio beneventano è oggi uno dei cuori pulsanti della viticoltura italiana. Con oltre 11.000 ettari vitati e una produzione che supera i 900.000 ettolitri annui, il territorio ha saputo fare del vino il proprio biglietto da visita. Due sono i grandi protagonisti: la Falanghina del Sannio DOC che rappresenta la spina dorsale della produzione a bacca bianca del territorio, un vino fresco, dai profumi agrumati e floreali e di buona struttura. La versatilità del vitigno ha portato alla definizione di quattro sottozone ufficiali (Taburno, Solopaca, Sant’Agata dei Goti, Guardiolo) che esprimono le diverse anime del Sannio; e l’Aglianico del Taburno DOCG, massima espressione a bacca rossa del comprensorio, un rosso profondo e longevo. La DOCG — unica della provincia di Benevento — valorizza un’agricoltura eroica e un vitigno antico, capace di dare rossi di grande personalità, soprattutto nelle versioni riserva.
Ma il paesaggio vitivinicolo sannita è anche custode di varietà autoctone antiche come il Greco, il Fiano, la Coda di Volpe, il Piedirosso e lo Sciascinoso, che arricchiscono il mosaico produttivo con espressioni aromatiche uniche. E dunque anche l’agostinella, il cerreto, la passolara di San Bartolomeo, l’olivella, il carminiello o lo splendido moscato di Baselice sono tutti esempi del patrimonio vinicolo di queste zone.
Tra le realtà simbolo della tradizione, la storica famiglia Mustilli, a Sant’Agata de’ Goti: pioniere nella valorizzazione della Falanghina già dagli anni ’70, Leonardo Mustilli fu il primo a vinificarla in purezza, riportando in auge un vitigno allora quasi dimenticato, usato solo in blend. Oggi la cantina, guidata da Paola e Anna Chiara Mustilli, continua il lavoro di ricerca e innovazione con uno stile produttivo che unisce rispetto per la tradizione e attenzione alla qualità. Nella loro antica cantina ipogea, scavata nel tufo sotto il centro storico, tra volte e botti d’epoca, si respira ancora oggi il profumo della memoria.


Paesaggi, leggende e spiritualità
Ma il Sannio non è solo vino. È anche terra di leggende, come quella delle streghe di Benevento, le janare, che narra di sabba notturni sotto un misterioso noce sul fiume Sabato, trasformando la città in una delle capitali storiche della magia popolare europea.
È inoltre luogo di fede e raccoglimento, come testimonia l’eremo di San Michele a Foglianise, uno dei luoghi più suggestivi del Sannio scavato nella roccia viva, tra boschi e pareti calcaree. Luogo di pellegrinaggio e meditazione, rappresenta un unicum architettonico e spirituale, perfettamente integrato nel paesaggio. Da qui si dominano vallate coltivate a vite, in un silenzio che sa di sacro e di antico.


Sempre proprio Foglianise, con i suoi vigneti storici, rappresenta uno dei centri simbolici della viticoltura montana del Taburno con viti monumentali di quasi 200 anni ed un’estensione di tralci fino a 27 metri…!

Il patrimonio artistico è altrettanto sorprendente: dall’imponente Arco di Traiano e il Teatro Romano di Benevento fino ai vicoli intatti di Sant’Agata de’ Goti, sospesa tra roccia e cielo, il Sannio è un museo diffuso .


Un cenno anche per il Parco delle Terme di Telese, un’oasi di benessere naturale rinomata per le sue acque sulfuree, apprezzate fin dall’Ottocento per le proprietà terapeutiche. Una curiosità gastronomica locale: alcuni pizzaioli della zona usano proprio quest’acqua minerale per impastare la pizza, ottenendo un prodotto dal sapore unico e dalla digeribilità superiore.
L’eccellenza liquoristica: Strega Alberti
Nel cuore di Benevento sorge anche una delle realtà più storiche e note del made in Italy dolciario e liquoristico: lo stabilimento Strega Alberti. Visitabile su prenotazione, lo stabilimento offre un viaggio multisensoriale attraverso la produzione del celebre liquore dorato, ottenuto da una miscela segreta di circa 70 erbe aromatiche, e racconta una storia imprenditoriale che ha saputo coniugare tradizione, radicamento territoriale e innovazione tecnologica.


Identità, sostenibilità e crescita: il Sannio del vino oggi

Il comparto enologico sannita, cuore produttivo della Campania vitivinicola, continua a distinguersi per volume, qualità e diversità varietale. Con oltre 400 soci, tra viticoltori, imbottigliatori e cooperative, il Consorzio di Tutela Sannio DOP, nato nel 1999,è da tempo presieduto da Libero Rillo, imprenditore agricolo e produttore di riferimento del territorio.
Tra le etichette più rappresentative, la Falanghina del Sannio DOC si conferma regina della produzione locale, con oltre 6-7 milioni di bottiglie certificate ogni anno. L’Aglianico del Taburno DOCG, unico vino a denominazione di origine controllata e garantita dell’area, rappresenta invece l’identità più profonda e strutturata del Sannio a bacca rossa.
Alla guida del consorzio c’è anche Nicola Matarazzo, direttore consortile, a cui ho di recente rivolto alcune domande.

– Il Consorzio del Sannio, ieri e oggi. Problematiche e progetti futuri?
M.: “È stata difficile all’inizio aggregare i vari produttori e poi svolgere il ruolo di mediazione delle diverse esigenze, così come anche la gestione degli stessi successi. Come Consorzio Sannio abbiamo oggi in piedi due progetti importanti: uno legato all’ambiente e definito ‘Sannio Sostenibile’; l’altro denominato ‘Sannio Energia’. Entrambi legati fra loro ma il primo con l’obiettivo di costruire una sostenibilità di denominazione territoriale per una produzione certificata sostenibile, mentre il secondo costituisce un accordo con un importante fornitore di energia a livello nazionale che mira a definire un supporto all’efficientamento energetico delle singole aziende, in modo da poter creare comunità energetiche autonome, specialmente per il mondo della viticoltura.”
– La Falanghina conosce ormai una diffusione vasta quanto la sua notorietà. Come vede il suo futuro prossimo?
M.: “La Falanghina non è una questione di mode, è un vino che piace, punto. La Falanghina del Sannio DOC rappresenta bene le caratteristiche della regione Campania e la sua piacevolezza continuerà a trovare anche in futuro un grande numero di estimatori.”
– E quanto incide l’attuale maggior richiesta di vini bianchi in genere?
M.: “La nostra è stata una crescita graduale e costante nel tempo, direttamente rapportata al livello di conoscenza di questo vino e non, come dicevo, ad una moda passeggera. Oggi si attesta infatti sui 6-7 milioni di bottiglie certificate annue.”
Un invito a scoprire il non detto
Il Sannio non si impone: si svela poco a poco. È una terra che va ascoltata camminando e scoperta con lenta curiosità. Per chi cerca un’Italia autentica, lontana dai percorsi turistici affollati ma ricca di bellezza e profondità, il Sannio è una destinazione da mettere in agenda. Un viaggio nel cuore nascosto della Campania, dove il tempo sembra ancora avere il passo dell’uomo.