Bologna ha stappato la sua anima cosmopolita. Per la prima volta nella sua storia, Champagne Experience ha lasciato Modena per approdare nel capoluogo emiliano, trasformando il padiglione 15 in un tempio effervescente della cultura enologica. L’organizzazione di Excellence SIDI — rete di 21 importatori e distributori italiani — ha confermato un’edizione dai numeri di rilievo: circa 7.000 presenze, 145 produttori e oltre 700 etichette in degustazione.
Tra le diverse realtà che si sono distinte, la maison Crucifix Père & Fils, con sede ad Avenay-Val-d’Or nella Montagne de Reims, ha attirato la nostra particolare attenzione con il suo Epitre Act Millesimé 1er Cru Blanc de noirs Extra Brut 2019, nonché per il Prestige 1er cru S.A., (ottenuti tra l’altro con metodi di coltivazione biologici e una vinificazione contenuta).
Ma potrei citare anche O.Belin con La Vie En Blanc S.A., Jeaunaux Robin con il suo Instict Meunier o ancora Lisandre con il Lisandre Millesimé 2009 e Guiborat col Prisme.20 Extra Brut Grand Cru Blanc de Blancs S.A.

La suddivisione dei banchi di assaggio è stata fatta sempre per area geografica (Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs, Côte des Bar) e con una sezione dedicata alle Maisons Classiques. Un dettaglio simbolico: per la prima volta in questa edizione le degustazioni sono state effettuate nel calice ufficiale serigrafato dell’evento, un gesto che punta a rafforzare il branding e il riconoscimento identitario della manifestazione.




Un successo di pubblico…ma non senza limiti
L’evento, che ha registrato un incremento del 20% nelle vendite di biglietti rispetto al 2024, ha consolidato il proprio ruolo di riferimento nazionale per gli appassionati e gli operatori del mondo delle bollicine. Tuttavia, l’entusiasmo generale non ha escluso alcune criticità evidenziate dai media e dagli stessi partecipanti.
Molte masterclass sono andate subito sold out, rendendo difficile l’accesso anche per operatori e giornalisti interessati. In molti casi i posti disponibili si sono esauriti già settimane prima dell’apertura, segnale di un forte interesse ma anche di un’offerta formativa insufficiente rispetto alla domanda.
Identità e territorio: un equilibrio da mantenere
Riguardo la logistica del nuovo spazio fieristico, spostare la manifestazione da Modena a BolognaFiere ha comportato vantaggi in termini di capienza: il cambio di sede a Bologna, con la sua vocazione internazionale, offre sicuramente nuove opportunità ma impone una sfida, quella di preservare la stessa riconoscibilità raggiunta col successo delle prime edizioni.
A sottolineare il legame con il territorio, l’evento ha visto la collaborazione con partner locali come il Consorzio Mortadella Bologna IGP, il Consorzio del Parmigiano Reggiano e il Consorzio Tutela Lambrusco, protagonisti delle sponsor class e delle degustazioni in abbinamento curate dallo chef Max Poggi, che ha ideato un piatto ad hoc, il “Pasticcio di mortadella, patata Bologna e salsa al Parmigiano Reggiano”. Questo tipo di sinergie testimonia una strategia di valorizzazione territoriale: non solo vino, ma anche food pairing con eccellenze gastronomiche locali, un segno di continuità tra Champagne e cultura gastronomica emiliana.
Infine, sul tema ricambio generazionale nella filiera vinicola, durante l’evento è stato annunciato il progetto U25 Academy, pensato per favorire l’ingresso dei giovani nella distribuzione vinicola di alta gamma.
Certo, sono emerse anche alcune aree di attenzione. La transizione tra Modena e Bologna ha generato qualche malumore tra gli operatori modenesi, preoccupati per la perdita di un evento, ormai simbolo del territorio, e del relativo indotto economico. Si potrebbe anche auspicare un coinvolgimento del territorio modenese con eventi collaterali o gemellaggi, così da mantenere il legame storico con la città che ha visto nascere la manifestazione.
In termini di ristorazione e accoglienza alcuni stand gastronomici interni non hanno soddisfatto le aspettative qualitative di un evento dedicato all’eccellenza, così come le possibilità di seduta per il consumo. Si potrebbe intervenire su questo fronte e su quello dell’ampliamento delle masterclass, magari con sessioni replicate o trasmesse in streaming per chi non riuscisse ad accedere.
Un futuro da costruire
Champagne Experience 2025 ha comunque confermato la sua capacità di attrarre pubblico e operatori da tutta Italia, ponendo Bologna al centro della mappa enologica nazionale, oltre a far scoprire quanto la cultura dello Champagne – oggi più che mai – parli anche italiano. Il passaggio nel capoluogo felsineo appare come una tappa evolutiva, più che una rottura: un modo per dare all’evento una dimensione più ampia, mantenendo però il cuore artigianale e culturale che lo ha reso unico.
La prossima edizione è già fissata per il 4 e 5 ottobre 2026 a BolognaFiere. Sarà quella l’occasione per testare se le migliorie auspicate riusciranno a rendere questo brindisi d’autunno sempre più inclusivo, accessibile e di livello internazionale.
