Ci sono aziende vitivinicole che raccontano una storia attraverso le etichette e altre che la raccontano attraverso i luoghi. La Tenuta Villanova, a Villanova di Farra d’Isonzo, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Qui il vino è solo una parte di un racconto più ampio che attraversa oltre cinque secoli di storia friulana.
Con un gruppo di appassionati si va dunque a visitarla. La prima cosa che colpisce non è la cantina né il vigneto, ma la profondità temporale del luogo. Un documento notarile del 1499 attesta il rinnovo dell’affitto della proprietà a Pietro Strassoldo da parte del Capitolo di Aquileia, elemento che rende Tenuta Villanova la realtà vitivinicola più antica del Friuli Venezia Giulia ancora attiva. Ad accoglierci è Daniela Markovic, responsabile dell’ospitalità e degli eventi. Attraverso il suo racconto emerge una proprietà che ha saputo attraversare epoche diverse: dai nobili Strassoldo all’acquisizione da parte di Arnaldo Bennati nel 1932, fino alla gestione attuale affidata a Giuseppina Grossi e ai nipoti Francesca e Stefano Grossi.
Oggi la tenuta si estende su 180 ettari, dei quali circa 100 sono vitati. Il resto è occupato da boschi e prati che non rappresentano soltanto un elemento paesaggistico, ma contribuiscono a mantenere un equilibrio ambientale favorevole alla biodiversità e alla presenza degli insetti utili.

Monte Fortino: quando il paesaggio conserva la memoria
La visita inizia con una passeggiata verso il Monte Fortino, una modesta altura di 116 metri che domina i vigneti del Collio. Da qui si comprende bene il rapporto tra il territorio e la storia di confine che caratterizza queste terre.
Durante la Prima guerra mondiale il colle ebbe un ruolo strategico. Ancora oggi sono visitabili le gallerie cannoniere scavate nella marna e nell’arenaria dall’esercito italiano nel 1915. L’ambiente, semplice e austero, restituisce una percezione concreta di ciò che accadde lungo il fronte isontino.


All’ingresso delle gallerie si incontra l’opera “Numquam in Bello” dello scultore Luigi Voltolina. Realizzata in acciaio corten e installata nel 2015 per il centenario della Grande Guerra, raffigura due soldati che si stringono la mano mentre ai loro piedi giacciono fucili spezzati. Un intervento artistico sobrio che dialoga efficacemente con il contesto storico.
Due territori, due espressioni del vino
Uno degli aspetti più interessanti della Tenuta Villanova è la presenza di vigneti distribuiti tra due aree profondamente diverse: le colline del Collio e la pianura dell’Isonzo.
Nel Collio domina la ponca, la tipica alternanza di marne e arenarie eoceniche che caratterizza gran parte dei grandi bianchi friulani. Qui i vigneti beneficiano anche della ventilazione proveniente dalle Alpi.

Nella Doc Isonzo, invece, i terreni sono prevalentemente alluvionali, con presenza di ghiaia e arenaria. Le condizioni pedoclimatiche favoriscono vini che esprimono con maggiore immediatezza il carattere varietale delle uve.
La cura del vigneto non è una novità recente. Già la famiglia Strassoldo raccomandava ai propri affittuari di eliminare le vigne meno qualitative, una pratica che rivela una sensibilità verso la qualità sorprendentemente moderna per l’epoca.
Un episodio poco noto riguarda inoltre il soggiorno di Louis Pasteur in Friuli nel 1869, ospite dell’allora proprietario Alberto Levi. Durante i suoi studi sul vino ebbe modo di conoscere anche le produzioni della tenuta.
La cantina, tradizionale ma funzionale
La visita prosegue nella zona di vinificazione. Le tecniche adottate seguono una linea piuttosto classica: fermentazioni a temperatura controllata per i bianchi, macerazioni sulle bucce per i rossi, affinamenti in acciaio, cemento e legno a seconda dello stile ricercato.
L’ambiente più suggestivo resta la barricaia settecentesca. Qui il tempo sembra rallentare e le botti convivono con elementi storici che testimoniano il lungo passato della proprietà. Colpiscono anche le grandi cisterne in cemento vetrificato, ancora utilizzate per l’affinamento di alcuni vini e oggi rivalutate da molti produttori per la loro neutralità e capacità di preservare freschezza ed equilibrio.

Una distilleria che merita il viaggio
Per molti visitatori la vera sorpresa arriva con la distilleria storica.
Fondata nel 1797 e situata nel cortile della tenuta grazie a una speciale autorizzazione concessa in epoca asburgica, rappresenta un patrimonio tecnico raro nel panorama italiano.
Daniela Markovic, che oltre alla laurea in enologia possiede un master in Scienza della Grappa, guida la visita illustrando un impianto particolarmente complesso. Le vinacce provengono esclusivamente dai vigneti aziendali e vengono lavorate con sei caldaiette discontinue, tra sistemi a vapore e a bagnomaria sottovuoto.

L’elemento più interessante è l’alambicco in rame, restaurato integralmente nel 1996 grazie a un progetto sviluppato con l’Università di Udine. La struttura consente di replicare differenti metodologie di distillazione, diventando di fatto una sorta di laboratorio vivente della tradizione grappaiola italiana.
La degustazione ha il territorio nel calice
La degustazione si svolge nella luminosa Limonaia, uno spazio elegante ma privo di eccessi, dove l’attenzione rimane concentrata sui vini.

La Ribolla Gialla Brut apre il percorso con profumi di mela verde e una spiccata freschezza gustativa. Uno spumante diretto, ben calibrato e adatto a introdurre la degustazione.
Particolarmente istruttivo il confronto tra i due Friulano 2024. Quello proveniente dalla Doc Isonzo mostra un profilo più immediato, floreale e fruttato. La versione Collio, nata sulla ponca, presenta invece maggiore profondità aromatica, note di frutta matura, erbe aromatiche e il tipico finale leggermente mandorlato.
Interessante anche il Cucco Wine 2022 IGT, assemblaggio di Malvasia, Friulano e Pinot Grigio macerato. Il colore ambrato anticipa una maggiore complessità gustativa, sostenuta da una buona tensione minerale.
Tra i rossi emerge il Refosco dal Peduncolo Rosso 2022, dai tannini ancora energici ma ben integrati nella struttura del vino. Più rotondo e internazionale il Merlot Collio 2022, caratterizzato da note di frutti rossi maturi, cacao e sottobosco.
La visita alla distilleria trova una naturale conclusione nella degustazione della Grappa Val di Rose, morbida e pulita, con evidenti richiami alla vinaccia fresca.
La chiusura è affidata al Picolit 2018. Le note di dattero, fico e miele di castagno sono accompagnate da una freschezza che evita qualsiasi eccesso zuccherino, rendendo il sorso equilibrato e persistente.

Un modello di ospitalità legato ai luoghi
La Tenuta Villanova non è soltanto una cantina visitabile. Gli edifici storici recuperati nel parco testimoniano un progetto di valorizzazione coerente con l’identità del luogo.
La Limonaia ospita degustazioni, incontri culturali ed eventi, mentre l’antica barchessa-fienile è stata trasformata in uno spazio destinato a ricevimenti e celebrazioni.
Ciò che resta al termine della giornata non è tanto l’impressione di aver visitato una grande azienda, quanto quella di aver attraversato un frammento della storia agricola e culturale del Friuli Venezia Giulia. Qui il vino rappresenta il filo conduttore di un racconto che unisce luoghi, memorie, paesaggi e distillazione senza bisogno di effetti speciali. È proprio questa autenticità, più che qualsiasi elemento spettacolare, a rendere la visita interessante per chi cerca nell’enoturismo qualcosa di più di una semplice degustazione.