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E’ indubbio che da sempre la Sicilia sia una terra di grande richiamo turistico. Pronunci Sicilia e pensi al mare più bello, ad eccellenze gastronomiche, a bellezze paesaggistiche e artistico-culturali senza eguali. Se chiedessi di fare dei nomi riceverei in risposta luoghi come Taormina, Palermo, Siracusa così come Trapani e i suoi dintorni o l’isola di Mozia e specialmente tutte le sue isole minori (Eolie, Egadi, Pantelleria, Ustica…).

Ma esiste anche una Sicilia meno conosciuta e battuta, forse anche per infelici vicende del passato che hanno sottratto attrattiva a certi luoghi. Uno di questi si trova nella costa meridionale dell’Isola: parliamo di Gela.

vista sul Biviere e sul mare

Passato e presente

Da Timoleonte ad Eschilo, Gela (l’antica Ghela) fu una delle colonie greche più importanti in Sicilia, posta al centro del Mar Mediterraneo, in un territorio ricco di fiumi e di saline e particolarmente vocato all’agricoltura, oltre che alla produzione di anfore da trasporto grazie alle sue cave di argilla. Ma il suo sottosuolo custodiva anche altro. E qui concedetemi un attimo in più per tentare di spiegare la situazione locale in modo che, nel suo stesso interesse, la si possa oggi valutare senza pregiudizio e con maggiore oggettività.

In questi luoghi gli uomini hanno vissuto lavorando nei campi e nelle solfare. Salvatore Quasimodo era nato a pochi chilometri da questo Golfo, arso da una sabbia color della paglia, e nella sua poesia, così come nei racconti di Elio Vittorini, possiamo ritrovare ancor oggi l’anima della Sicilia greca, proprio attraverso la narrazione della condizione della gente di allora.

Ma nel 1956 si scoprì ciò che mutò il volto di questa zona e che scrisse un nuovo capitolo per l’Isola: il petrolio ed il metano. Stiamo parlando del polo petrolchimico dell’allora ANIC del gruppo ENI. Gela (il cui nome fino al 1927 è stato Terranova) diventa così una “città di pionieri” dove il superfluo subentra in un contesto in cui da sempre era esistita solo la spasmodica ricerca del necessario e dove il reddito medio pro capite era di circa 50.000 lire all’anno. Negli anni del boom economico questo territorio rurale dunque scompare tra le geometrie del cemento e dell’acciaio della raffineria, sebbene la gente resti mentalmente ancora chiusa nel “bozzolo” contadino e per la piana di Gela continuino ad andare i tipici carretti siciliani per ogni tipo di trasporto. Al posto delle dune e degli alberi prendono posto serbatoi e capannoni industriali e torri metalliche: provate ad immaginare la scena.

Ciononostante il petrolio è stato considerato per parecchio tempo la fortuna di Gela: la gente rientrava dall’estero per poter lavorare a casa propria ed allora chi riusciva a lavorare all’ANIC era considerato un privilegiato perché con stipendio fisso, stiamo parlando del 1965. La realtà oggettiva a quei tempi era che lo stabilimento donava prospettive di futuro a tutti: ancor oggi ho attraversato la zona del villaggio residenziale ANIC creata proprio per i suoi dipendenti. E’ solo dopo molti anni che iniziano i guai. In sintesi, è esistito un reparto killer nell’impianto, il famigerato reparto cloro-soda, che ha mietuto vittime tanto da far partire indagini da parte della Procura e costituire un comitato “Vittime cloro-soda”. 

Oggi l’impianto appare riconvertito e nel 2019 è stata inaugurata la nuova bio-raffineria. L’impianto più importante in funzione è quello per la produzione di bio-diesel a partire da olio di palma, mentre un impianto pilota sta studiando la produzione di bio-combustibili a partire da rifiuti organici e scarti agroalimentari, nell’ambito di una ricerca Eni che mira a sostituire l’olio di palma con altri prodotti naturali coltivabili in suoli non altrimenti adatti alle colture edibili. 

Ma com’è il territorio di Gela oggi ? 

litorale di Gela

E’ uno spettacolo osservare dall’alto i suoi 5 km. di spiaggia dorata senza soluzione di continuità, al netto della zona portuale. La città, appartenente al Distretto Turistico Regionale Valle dei Templi, sorge sulla sommità di una collina che corre parallelamente alla costa per 4 km. ed è circondata dalle celebri Mura Timoleontee, a tutt’oggi straordinario esempio di struttura a tecnica mista, il cui tratto scoperto è in ottimo stato di conservazione poiché rimasto protetto sotto la sabbia.

Non è da meno il panorama offerto dalla natura circostante, facente parte della Riserva Naturale Orientata del Lago Biviere, il più grande lago salato costiero dell’Isola. Si tratta di una zona di notevole biodiversità che si estende tra le province di Caltanissetta e Ragusa, terra d’elezione dell’unica DOCG della Sicilia, il Cerasuolo di Vittoria, dove dune, mare e vento offrono lo spettacolo di una Sicilia diversa.

Macchia mediterranea delle dune sabbiose

Ed è proprio qui che sorge una grande e bella azienda vitivinicola ed olivicola a regime biologico, Casa Grazia, di cui ho davvero piacere di raccontare. Fin dalle origini la famiglia Brunetti coltiva uva, producendo mosto e vini da tavola per poi iniziare ad imbottigliare nel 2005: oggi Casa Grazia è giunta alla sua terza generazione con i figli di Maria Grazia Di Francesco ed Angelo Brunetti, Miryam ed Emilio con la moglie Martina. Ma è già dagli anni ‘80 che i Brunetti si prendono cura di questi luoghi , per una loro rinascita centrata sul legame tra produzioni agricole d’eccellenza – vino ed olio – e un turismo di qualità.

Maria Grazia Di Francesco Brunetti

Casa Grazia, la cui titolare è Maria Grazia Di Francesco Brunetti, è stata dunque protagonista di una rivoluzione gentile, della valorizzazione di un territorio che per troppo tempo ha visto soffocare le sue potenzialità. Maria Grazia, all’apparenza minuta e misurata, è in realtà una donna risoluta ed energica, ambiziosa e intraprendente, amante di una bellezza raffinata che trova espressione in ogni sua scelta.  “Attenta alla sostenibilità sociale con un team di giovani professionisti under 35,  l’azienda sta definendo i propri contorni e prospettive – sottolinea Maria Grazia – rispetto ad un territorio verso cui esprimo la mia gratitudine e di cui mi sento custode”.

La cantina sorge infatti all’interno di un caseggiato rurale di fine ‘800, di valore storico-culturale per gli eventi che qui si svolsero in preparazione dello sbarco in Sicilia nell’ultima guerra: era di proprietà del ministro Salvatore Aldisio, influente politico gelese e padre costituente, nonché poi organizzatore della Democrazia Cristiana in Sicilia, il quale lasciò i suoi beni alla Chiesa con la precisa indicazione che fossero utilizzati per la formazione al lavoro dei giovani del territorio. Per decenni, infatti, i Padri Salesiani offrirono formazione a giovanissimi aspiranti cuochi proprio nella grande cucina, ancor oggi esistente, utilizzata dalla famiglia Brunetti in occasione di eventi e visite. Una chicca è la piccola cappella religiosa, ottimamente mantenuta per offrire momenti di raccoglimento spirituale ai dipendenti ed agli ospiti.

L’attività enoturistica aziendale si concretizza in visite alla scoperta delle varie fasi del processo produttivo in cantina, nonché di certi aspetti architettonici della struttura stessa come l’elegante barricaia dove, in botti di rovere francese, affinano i vini rossi prodotti: Emyriam (Syrah Doc), Gradiva (Nero d’Avola Doc), Vi Veri (Cabernet Sauvignon Doc) e Brunetti d’Opera (Cerasauolo di Vittoria Classico DOCG). Confesso la mia preferenza per il Laetitya Frappato ed il Per Mari Frappato rosato, entrambi di una freschezza e bevibilità infinite.

La cantina è stata realizzata all’insegna della sostenibilità dei materiali su progetto dell’architetto Vincenzo Castellana, che probabilmente curerà anche il restauro di parte del caseggiato destinato alla realizzazione di alcune curatissime camere per l’accoglienza di pochi ospiti. Tutto intorno si sviluppa la tenuta coi suoi vigneti, ben visibili da una splendida terrazza panoramica con vista sul Lago Biviere che rende bene l’idea della felice posizione.

L’impegno di Maria Grazia per il suo territorio lo ritroviamo anche nel progetto “Un mare di storie”, rivolto alle scuole ed alle istituzioni locali, con l’intento di riuscire a scrivere una pagina nuova per la città partendo dalla valorizzazione della sua identità storica. Visione innovativa ed identità radicata.

Novità e produzioni

La nuovissima proposta aziendale è lo Zahara Riserva Grillo 2023 Sicilia DOC che debutterà alla prossima edizione del Vinitaly, a Verona dal prossimo 6 aprile. Si tratta di un vino bianco che sorprende, a cura del noto enologo Tonino Guzzo. 

Enologo Tonino Guzzo

Ho avuto l’opportunità di assaggiarlo in una degustazione in anteprima, insieme agli chef stellati Pino Cuttaia, Marco Baglieri, Tony Lo Coco, Giuseppe Costa e ai componenti la famiglia Brunetti, anche in comparazione con le annate 2016 e 2014 che hanno svelato la capacità di evoluzione e quindi il livello di longevità di questo vino prodotto da uve Grillo in purezza, provenienti da due vigne distinte per caratteristiche geologiche: una dai suoli rossi sabbiosi con importante presenza di ferro, l’altra invece con predominanza di calcare e presenza di scheletro. Parliamo di una densità di impianto di 5.000 ceppi/ha., con resa, sempre per ettaro, di 80 quintali. Raccolta manuale nella seconda decade di agosto,  fermentazione in acciaio per 15 giorni a temperatura controllata e affinamento sur lies di 16 mesi con frequenti batonnage, poi in bottiglia per ulteriori 2 mesi, per una produzione limitata a 3.300 bottiglie. Grado alcolico 13% .

Zahara Riserva Grillo 2023 Sicilia DOC

Ad un naso ricco di scorza di limone, alyssum, pesca bianca di Bivona, citrina fresca e mandorla verde, segue un sorso teso, sapido, agrumato e persistente. Bella acidità integrata e complessità aromatica. E nel confronto con le annate precedenti sorprende la sua evoluzione, tanto da aspettarsi gran belle cose in futuro da questo vino.

Zahara Grillo 2016 Sicilia Doc

Un concentrato di aromatiche fresche. Timo limonato e  salvia, ma anche scorza di cedro ed un soffio di tropicale. In bocca sapido, avvolgente ed intrigante. Anche elegante.

il nuovo Zahara Riserva

Zahara Grillo 2014 Sicilia Doc

Spunta l’idrocarburo misto a sentori di limoncella, basilico limonato e scorza di cedro, mentre il sorso si fa più incisivo per un finale spiccatamente ammandorlato. Di struttura e carattere.

Lo Zahara Riserva Grillo 2023 Sicilia DOC – ha raccontato Maria Grazia Di Francesco Brunetti rappresenta per noi il traguardo di una consapevolezza faticosamente raggiunta, che in questi anni si è nutrita, e continua a farlo, di passione e di cura quotidiana delle nostre vigne. Un omaggio alla pazienza di quanti lavorano con noi, credendo nel nostro progetto “vini in vigna” ma anche nella valorizzazione di un angolo suggestivo di Sicilia ricco di potenzialità, che ci fa essere custodi di un territorio in cui si fondono in armonia patrimonio naturale di biodiversità, rispetto dell’uomo e rispetto del valore culturale e storico dei luoghi”.

Dopo la degustazione, splendido menu creato dallo chef Pietro La Torre dell’Hosteria Aquanova di Canicattì, le cui proposte hanno evidenziato felice creatività e grande conoscenza dei processi di lavorazione delle materie prime utilizzate.

Lo Coco,Baglieri e Cuttaia
in cucina con i piatti dello chef Pietro La Torre

Ma anche con l’olio non si scherza.

L’azienda Casa Grazia si estende su una superficie totale di circa 900 ha., di cui 32 vitati e con 60.000 piante di ulivo, mentre i restanti sono dedicati a uve da tavola e seminative. Nel 2020 è il figlio Emilio che si pone alla guida della produzione olivicola, che annovera cultivar come Biancolilla, Cerasola, Moresca, Tonda Iblea, Nocellara del Belìce, Nocellara Etnea, Coratina, Calatina, Verdese. Pur nelle loro differenze di base, ho trovato particolarmente equilibrati e piacevoli il Nocellara dell’Etna, dall’intenso fruttato, ed il più delicato Biancolilla. Sono di sicuro la salsedine ed i profumi della macchia mediterranea, trasportati dai venti, a creare il gusto e i profumi di questi evo biologici.

Sempre nell’intento di creare cultura attraverso la formazione, anche nell’ambito dell’olio l’azienda ha avviato collaborazioni col mondo accademico, le scuole e le associazioni di alta formazione nella ristorazione, ospitando i corsi della Federazione Italiana Sommelier dell’Olio. Perché ormai il buon cibo richiede, come per il vino, un giusto abbinamento di olio, ambasciatore della nostra cultura gastronomica nel mondo e alimento ormai da tempo riconosciuto fondamentale per la nostra salute.