C’è qualcosa di profondamente diverso quando il vino smette di essere raccontato sotto le luci neutre di un padiglione fieristico e torna a respirare l’aria dei suoi luoghi d’origine. FuoriVinifera, al debutto nella sua nuova veste diffusa a Mezzocorona, nel cuore della Piana Rotaliana Königsberg, ha dimostrato con il sold out del weekend del 21-22 marzo che non si tratta solo di una scelta logistica, ma di un deciso cambio di schema.
Qui l’esperienza si è fatta dinamica, snodata tra cantine e corti storiche, vigneti e palazzi seicenteschi, con le montagne e i castelli a fare da scenario. Il ritmo è scandito dai passi necessari per raggiungere le tre sedi della manifestazione, anche se per chi lo avesse desiderato non è mancato un comodo servizio navetta. In entrambi i casi il risultato non cambia: il vino si incontra, non si limita ad essere consumato.
La scommessa di portare Vinifera fuori dalla zona fieristica di Trento si è tradotta in un’esperienza più lenta, autentica e relazionale. Le tre anime dell’evento sono diventate le tappe di un percorso che ha invitato ad esplorare il territorio, a partire dal suo vitigno simbolo: il Teroldego Rotaliano.

La “Mostra Mercato” presso Cantina Martinelli 1860 ha rappresentato il cuore pulsante dell’evento. “FuoriVinifera Convinti”, nel cortile di Palazzo Martini, ha dato voce ai vignaioli altoatesini biologici e biodinamici: un collettivo recente che riunisce 21 produttori indipendenti accomunati da una visione radicale di artigianalità e sostenibilità. Infine “FuoriVinifera Local”, nella centrale Piazza della Chiesa, ha ospitato i produttori di Mamoiada, insieme all’associazione Teroldego Evolution ed a Slow Food Trentino.
Impagabile la possibilità di degustare un Teroldego a pochi passi dai suoi vigneti o ascoltare un vignaiolo mentre racconta il territorio da cui nasce il suo vino. In questo contesto l’esperienza immersiva cambia radicalmente la percezione di ciò che si ha nel bicchiere: il racconto si fa tridimensionale, dove paesaggio, vignaioli, pubblico e vino si fondono in un dialogo continuo.

FuoriVinifera è rimasta fedele alla visione originaria di Vinifera (organizzata dall’Associazione Centrifuga), quella di raccontare la viticoltura artigianale dell’arco alpino, aprendosi al tempo stesso a contaminazioni significative come quella di Mamoiada. Il focus locale trova nel Teroldego il suo interprete principale, con l’associazione Teroldego Evolution ad offrirne una lettura sfaccettata. Tra le realtà trentine più interessanti, El Zeremia si distingue per il lavoro di recupero di vitigni storici come Groppello di Revò e Maor, affiancato da una visione proiettata al futuro attraverso i vitigni resistenti.

Nel cortile di Palazzo Martini i “Convinti” hanno portato una visione coerente ed identitaria dell’Alto Adige: gli assaggi di Pranzegg e Rielinger hanno raccontato un territorio meno patinato e più agricolo, fatto di macerazioni, altitudini e tensione acida, vini che richiedono attenzione, ma restituiscono profondità.
Dal Collio friulano sono arrivati vini di grande nitidezza espressiva, i bianchi di Sara & Sara e Kojancic Rado giocano su equilibrio e mineralità, mentre Anticobroilo e Pinter offrono interpretazioni più materiche senza rinunciare all’eleganza.
La presenza slovena, con Tauzher e Gordia, si è confermata tra le più interessanti per chi cerca vini vivi e dinamici, spesso giocati su macerazioni e tensioni saline, un ponte naturale tra mondo alpino e cultura balcanica.
Dalla Lombardia, Pietramatta e Le Driadi hanno portato vini essenziali e contemporanei, dove la bevibilità si accompagna ad una solida identità.
In Piemonte, La Chimera ha proposto invece un approccio meno codificato, dove la sperimentazione dialoga con la tradizione.
Il focus su Mamoiada ha rappresentato uno dei momenti più identitari della manifestazione, qui il Cannonau è diventato racconto collettivo di un territorio, i vini di Giovanni Montisci sono profondi, austeri, quasi ancestrali, mentre Cantina Grassa offre una lettura più immediata ma altrettanto radicata. In entrambi i casi emerge una viticoltura che è cultura prima ancora che produzione.

Tra gli elementi più riusciti del format diffuso c’è l’estensione dell’esperienza oltre l’evento stesso. Visite e masterclass organizzate direttamente nelle aziende hanno permesso di entrare in cantina, osservare le vigne e confrontarsi con i vignaioli nel loro quotidiano, è qui che FuoriVinifera completa davvero il suo racconto.
Il successo di questa prima edizione dimostra che il pubblico è pronto al cambiamento, meno quantità e più qualità dell’esperienza, meno evento e più relazione. In un momento storico in cui il mondo del vino è chiamato a ripensarsi, FuoriVinifera indica una direzione chiara, quella di tornare alla terra, alle persone, alle storie. E farlo camminando, calice alla mano, tra vigne e corti che non sono solo scenografia, ma sostanza.