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Tra il Lago di Garda e le Dolomiti, la Valle dei Laghi rappresenta uno dei paesaggi vitivinicoli più particolari del Trentino. È un territorio di transizione, dove l’influenza alpina incontra quella mediterranea creando un microclima raro: ventilazione costante, forti escursioni termiche, luce intensa e una presenza continua dell’acqua modellano vigne, uliveti e piccoli borghi storici disseminati tra i laghi.

Dal punto di vista enoturistico, la valle offre un’esperienza diversa rispetto alle aree viticole più celebri e costruite attorno a un turismo di massa. Qui il rapporto con il vino mantiene una dimensione più quotidiana. Le strade attraversano pendii coltivati, antiche case rurali, distillerie storiche e vigneti che salgono verso le montagne, mentre il paesaggio cambia rapidamente nel giro di pochi chilometri: dalle atmosfere quasi mediterranee del Garda alle geometrie più severe dell’ambiente alpino.

La presenza dell’Ora del Garda – il vento che ogni giorno risale dal lago verso nord – contribuisce in modo decisivo alla qualità della viticoltura locale. Questo equilibrio climatico favorisce maturazioni lente, acidità precise e profili aromatici particolarmente eleganti, caratteristiche che hanno reso la Valle dei Laghi una delle aree più vocate per il Trentodoc.

Scorcio del lago di Toblino

Visitare oggi la Valle dei Laghi significa immergersi in un Trentino meno spettacolarizzato ma profondamente legato alla propria cultura agricola. Il vino qui non è soltanto degustazione: è parte integrante del paesaggio, della cucina, dell’architettura rurale e del ritmo stesso del territorio. Ed è proprio in questo contesto che possiamo incontrare realtà come Casa Pisoni/ Pisoni dal 1852.

Pisoni dal 1852 e Casa Pisoni rappresentano due espressioni complementari della stessa identità familiare. Da una parte c’è la continuità storica della famiglia Pisoni, legata alla viticoltura e alla distillazione; dall’altra, Casa Pisoni interpreta la vocazione più specifica verso il mondo degli spumanti metodo classico, trasformando l’esperienza agricola in un progetto enologico preciso e contemporaneo.

“Dal 1852” non è semplicemente una data storica da esibire, ma il simbolo di una continuità concreta. Generazione dopo generazione, la famiglia ha saputo evolvere il proprio lavoro senza perdere il legame con l’origine agricola dell’azienda. La crescita non è passata attraverso una rottura con il passato, ma attraverso una sua reinterpretazione.

Giusto per meglio inquadrare la situazione, già nel Cinquecento Carlo Antonio Pisoni forniva vini e acquaviti alla corte del principe arcivescovo Cristoforo Madruzzo durante il Concilio di Trento. I capostipiti della storia moderna della famiglia sono stati invece Baldassarre Pisoni e Angela Poli. Un aneddoto? Durante la Seconda Guerra Mondiale per sfuggire ai bombardamenti la famiglia prolunga un tunnel nella roccia della montagna trasformandolo in un rifugio antiaereo e proprio quel luogo diventerà uno degli spazi più identitari dell’azienda: la cantina destinata all’affinamento dei Trentodoc, con una temperatura costante fra i 12 e i 14 gradi. Nel 1954 avviene poi la modernizzazione dell’azienda, con l’introduzione degli alambicchi in rame Tullio Zadra ancor oggi fondamentali per la produzione delle grappe.

Cantina nella roccia

Ma la figura centrale di tutta la storia familiare è Arrigo Pisoni. Nato nel 1932 e diplomatosi all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, decide di viaggiare per ampliare competenze e visione aziendale recandosi in Borgogna, Champagne, Alsazia e Valle del Reno. E’ tra i fondatori dell’Istituto tutela Grappa del Trentino, del Consorzio di tutela e valorizzazione del Vino Santo trentino e dell’Istituto Trento doc (1973), che oggi conta 72 aziende con una produzione di circa 13 milioni di bottiglie, un numero cresciuto costantemente nel tempo specialmente in termini di qualità.

Dall’inizio degli anni 2000 alla guida dell’azienda ci sono invece Andrea, Elio, Francesco e Giuliano Pisoni. Elio si dedica ai mercati esteri, Giuliano è il mastro distillatore, Andrea è l’enologo affiancato dai giovani enologi della quinta generazione, Simone e Matteo.

Giuliano, Andrea, Francesco e Elio Pisoni

E’ all’interno di questo percorso che nasce quindi Casa Pisoni, la realtà dedicata alla produzione di spumanti metodo classico. Non si tratta soltanto di produrre bollicine, ma di esprimere una visione precisa del Trentino spumantistico: verticale, pulito, essenziale.

Simone Pisoni

L’approccio di Casa Pisoni non punta alla spettacolarizzazione, ma all’equilibrio. E la lavorazione è ancora artigianale: sul fondo di ogni bottiglia viene tracciato un segno bianco che orienta il lavoro quotidiano di remuage alle pupitres, un dettaglio riportato anche sul collo della bottiglia come segno distintivo di tale attività manuale. L’attuale produzione di 200.000 bottiglie di TrentoDoc rende l’azienda la seconda realtà privata della denominazione per dimensioni.

Uno degli aspetti più interessanti del nuovo progetto resta comunque la persistente relazione tra le due anime dell’azienda. Pisoni dal 1852 custodisce la memoria agricola e familiare, mentre Casa Pisoni rappresenta una specializzazione capace di dialogare con il presente e con il mercato internazionale degli spumanti di qualità. Non sono due realtà separate, ma due linguaggi diversi della stessa cultura produttiva.

Ogni evoluzione nasce sempre da competenze sedimentate davvero nel tempo, da una conoscenza reale del territorio e Casa Pisoni/Pisoni 1852 rappresenta un modello di impresa familiare che ha saputo trasformare la propria storia in una forma di contemporaneità. Un dettaglio: impossibile non notare il carattere grafico scelto per il nome e il logo di Casa Pisoni che richiama l’immagine futurista e le opere di Fortunato Depero, l’artista autore di campagne pubblicitarie nato a pochi chilometri da Pergolese.

La degustazione degli spumanti di Casa Pisoni permette di entrare nel cuore della loro filosofia produttiva. Ogni etichetta rappresenta una sfumatura diversa dello stesso approccio: il percorso non va letto come una semplice successione di vini, ma come un racconto progressivo fatto di tempi di affinamento, interpretazioni stilistiche e sensibilità enologica.

Dall’espressione più immediata del Brut Blanc de Blanc Trentodoc S.A. (Chardonnay 100%, dal naso floreale e dal sorso morbido, perfetto per un piacevole  aperitivo) a quella più verticale del Nature Millesimato Trentodoc 2021, frutto di vari tagli di Chardonnay, 33 mesi sui lieviti, avvolgente e bilanciato con un’iniziale decisa nota di erba aromatica, passando per il Rosé Millesimato Trentodoc 2021**, (da Pinot noir, oltre 28 mesi sui lieviti, caratterizzato da lievi note di ciliegia fresca per un sorso morbido, di bell’equilibrio, fresco e sapido, decisamente gastronomico) fino a giungere alla versione più complessa e avvolgente dell’elegante Riserva Erminia Segalla Trentodoc 2016***, sempre da Chardonnay in purezza, dedicato alla nonna di Simone, con 94 mesi di affinamento nelle cantine scavate nella roccia. Non dimentico il Blanc de Noir Millesimato Trentodoc 2021, da Pinot Noir, l’unico spumante della cantina affinato in legno, precisamente per un 20% in barrique di rovere francese di primo passaggio. In tutti si avverte una costante ricerca di equilibrio, dove la bollicina accompagna l’identità del vino con studiata misura.

Tornando alla produzione storica dell’azienda di Pergolese, quella dei distillati e liquori arricchitasi ultimamente anche di nuove sperimentazioni analcoliche, non posso fare a meno di soffermarmi su una recente produzione: si tratta di un vino fortificato aromatizzato, il Vermouth Valle dei Laghi, fresco, profumato e balsamico. Nasce da una vinificazione di Muller Thurgau, vitigno bianco semiaromatico, miscelato a zucchero di canna, artemisia ed erbe alpine: assenzio, rabarbaro, menta piperita, centaurea, ginepro, genziana, calamo, china, liquirizia, arancio amaro e asperula che, quando essiccata, sprigiona sentori di vaniglia fresca e fieno tagliato in grado di conferire a questo Vermouth rosso quel carattere unico che mi ha letteralmente conquistato. Un vermouth che racchiude decisamente tutta l’identità vegetale del suo territorio.