Nel panorama vitivinicolo piemontese, storicamente dominato dai grandi rossi, la Nascetta rappresenta oggi una delle più interessanti eccezioni: un vitigno a bacca bianca autoctono delle Langhe che, dopo aver rischiato l’estinzione, ha saputo conquistare una collocazione precisa e riconoscibile nel segmento dei vini bianchi di struttura e lunga evoluzione.
Coltivata tradizionalmente nell’area di Novello, con presenze sporadiche in altre zone del Cuneese, la Nascetta affonda le sue radici nella seconda metà dell’Ottocento. Documenti comunali e studi ampelografici dell’epoca ne attestano la diffusione e il pregio enologico. Autori come Rovasenda e Fantini la descrivono come uva di grande delicatezza e finezza aromatica, paragonabile per eleganza al Moscato, mentre l’ampelografo Gagna ne sottolinea l’attitudine alla vinificazione, soprattutto in assemblaggio. Non a caso, per decenni la Nascetta è stata utilizzata per “raffinare” il Moscato d’Asti prima della spumantizzazione, contribuendo a struttura e complessità.
La riscoperta moderna del vitigno è relativamente recente. Inserita nel Catalogo nazionale delle varietà di vite solo nel 2001, la Nascetta ha visto nascere due denominazioni: la Langhe Bianco Nascetta (2004) e la più restrittiva Langhe Nascetta o Nas-cëtta del Comune di Novello (2010), quest’ultima limitata a circa nove ettari complessivi, con minimi sconfinamenti nei comuni di Barolo e Monforte. Un’area ridotta che contribuisce a rafforzarne l’immagine di vino raro e identitario.
Dal punto di vista agronomico, la Nascetta è tutt’altro che semplice. Il grappolo, di dimensioni medio-grandi e piuttosto compatto, e l’acino giallo-dorato e pruinoso richiedono una gestione attenta in vigna. La produttività è generalmente costante ma il comportamento del vitigno viene spesso definito “ribelle”, con una sensibilità che impone competenza e rigore al viticoltore. La maturazione avviene a metà settembre, consentendo di preservare un buon equilibrio tra freschezza acida e concentrazione aromatica.
Nel calice, la Nascetta si distingue per un profilo tutt’altro che immediato. Il colore è un giallo paglierino brillante, talvolta attraversato da riflessi verdolini o dorati. Al naso, nelle versioni giovani, emergono fiori bianchi, note agrumate e fruttate – mela verde, pera, talvolta accenni tropicali – accompagnate da sfumature erbacee. Con il tempo, il quadro olfattivo si arricchisce: miele, frutta candita, idrocarburi, pietra focaia e richiami alla macchia mediterranea delineano un’evoluzione che sorprende.
Al sorso, il vino mostra una struttura solida per un bianco, sostenuta da una spiccata sapidità e da una tensione acida che ne garantisce longevità. Il finale, spesso caratterizzato da una chiusura leggermente ammandorlata, contribuisce a una riconoscibilità stilistica ormai consolidata. Non è raro che gli addetti ai lavori accostino la capacità evolutiva della Nascetta a quella di vini ben più celebri, arrivando a evocare, per analogia, la complessità che certi grandi bianchi dolci francesi sviluppano nel tempo, pur restando la Nascetta un vino secco.
Sul piano gastronomico, la sua versatilità è uno dei punti di forza. Si abbina con naturalezza a antipasti freddi, verdure, formaggi freschi, piatti di pesce anche crudo, crostacei e carni bianche, ma le versioni più evolute possono sostenere accostamenti più ambiziosi grazie alla maggiore profondità gustativa.
A distanza di poco più di venticinque anni dalla sua rinascita, la Nascetta non è più una curiosità per appassionati, ma una realtà consolidata, capace di attirare l’interesse dei produttori e di ottenere riscontri positivi anche sul piano commerciale. Un bianco di territorio che, senza rinnegare la propria storia, interpreta in chiave moderna il concetto di longevità e complessità, dimostrando come le Langhe abbiano ancora molto da raccontare anche al di là dei loro celebri rossi.
Ribadendo ancora una volta che le mie scelte nascono sempre da giudizi personali liberi da corrispettivi economici, vi propongo quella di un’azienda molto giovane, creata da “tre giovani amici, nati nel cuore delle Langhe, cresciuti a tajarin impastati in casa dalla nonna e vino rosso, anche quello rigorosamente “home made”, quello che colora le labbra di viola intenso dopo due bicchieri“. Parlo della cantina Merenda Sinoira di Novello (CN), il Doït Langhe Doc Nas-cetta 2024, che ovviamente mi ha intrigato (etichetta compresa!).

