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Nata nel 2002 per volontà dell’imprenditore Silvano Brescianini – già legato alla franciacortina Barone PizziniPievalta si è rapidamente imposta come una realtà di riferimento nel panorama vitivinicolo marchigiano. La tenuta prende il nome dalla piccola Pieve all’ingresso della proprietà dove ha sede la cantina, a Maiolati Spontini sul Monte Schiavo, nel cuore dei Castelli di Jesi, così detti per la presenza di 25 piccoli borghi medievali noti per la produzione di vino Verdicchio: qui troviamo anche una casa colonica completamente ristrutturata ad uso foresteria, gli ulivi, un piccolo orto e 4 ettari di seminativi.

In totale l’azienda conta oggi 44 ettari fra vigneti e terreni agricoli, con una conduzione incentrata su pratiche biologiche e biodinamiche (cornoletame e cornosilice) tanto che, dal 2008, l’azienda è riconosciuta come pioniera della biodinamica nelle Marche. Direzione tecnica e progetto enologico sono stati affidati alla figura dell’enologo Alessandro Fenino, giunto qui da Settimo Milanese e da una sua precedente esperienza in Barone Pizzini, affiancato da uno staff stabile, che cura vigna e cantina, e dalla compagna Silvia Loschi che si occupa dell’hospitality e del marketing sul territorio.

da sx, Alessandro Fenino e Silvano Brescianini

I vigneti Pievalta sono distribuiti sulle colline dei Castelli di Jesi — con particolarità pedologiche e microclimatiche diverse – fra Maiolati Spontini, Montecarotto, San Paolo di Jesi e Cupramontana, dove l’azienda pone grande attenzione alla salute del suolo (cover crops, preparati biodinamici, minima chimica di sintesi). Queste scelte agricole orientano sia la selezione dei frutti sia le tecniche di cantina, con l’obiettivo dichiarato di esprimere al meglio il terroir di ogni vigneto.

Sul Monte Follonica, versante di San Paolo di Jesi, troviamo le due parcelle San Paolo Bosco (2 ha.) e San Paolo Vecchie Vigne (3 ha.) destinate alla produzione aziendale del Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG, da suoli arenario-calcarei e tufacei misti a marne argillose risalenti al Pliocene.

Il progetto enologico: artigianalità e longevità del Verdicchio

Pievalta ha impostato un progetto focalizzato su poche etichette caratterizzanti, con un chiaro orientamento alla qualità e alla longevità del Verdicchio. L’approccio in cantina miscela tecniche moderne (controllo termico, acciaio per fermentazioni pulite) con affinamenti programmati per estrarre complessità senza snaturare la freschezza varietale. L’idea centrale è produrre vini di territorio capaci di evolversi nel tempo e con bottiglie in grado di comunicare una precisa provenienza territoriale; magari in un prossimo futuro specificata in etichetta, a prescindere dall’indicazione del vitigno, a coronamento di un’intenzione che risale ad una decina d’anni fa quando si pensò già alla possibilità di un riconoscimento (anche solo pratico e non istituzionalizzato) di questi vini legato ai cru di provenienza.

La Riserva San Paolo, top di gamma aziendale, è prodotta solo nelle migliori annate, con una fermentazione in acciaio e botte grande, con lieviti indigeni ed un lungo affinamento sulle fecce fini in acciaio, legno grande e cemento. Gradazione media 13–13.5% . Si tratta di un vino che assume toni dorati decisamente più carichi nelle annate più mature per una concentrazione estrattiva contenuta ma evidente. Consiglio vivamente di porre attenzione alla temperatura di servizio (mai ambiente!), essendo, nonostante la sua versatilità, un vino di notevole struttura.

In una verticale 2022-2021-2019-2015-2012-2009, la Riserva ha espresso palesemente la sua capacità evolutiva, grazie al suo profilo acido-minerale e al lavoro di affinamento, con un quasi sempre ottimo bilanciamento fra alcol e acidità. Ritengo però non ottimale spingere l’affinamento di questo vino – frutto di uve Verdicchio che qui definirei “di mare” data l’influenza del Mar Adriatico poco distante – oltre i 15 anni (ovviamente sempre con un occhio alle caratteristiche dell’annata!). Rispettiamo la peculiare possibilità di evoluzione di ogni vino, abbandoniamo quel diffuso luogo comune che vuole necessariamente far coincidere il pregio di un vino con la sua capacità di reggere il tempo in maniera quasi infinita, mantenendo piuttosto lo sguardo fisso sull’obiettivo principale: cercare di identificare il suo momento ideale di beva.

Annata 2022

Caratterizzata da siccità e caldo eccezionali, che hanno portato a vendemmie anticipate in molte regioni, ma con uve di gran qualità. Floreale e sapido, un po’ troppo caldo al sorso, ma ovviamente è ancora giovincello.

*Annata 2021

Annata calda ma bilanciata dal fresco notturno, con uve sane e mature.
L’entrata fumé lo rende intrigante proseguendo con fiori bianchi, anice, granny smith ed aromatiche fresche. Si avverte subito una certa complessità e una decisa struttura che regala anche un finale sapido e persistente. Assai promettente, attendiamo ancora un paio d’anni e sarà un grande vino, ma già da ora è di grande bevibilità.

*Annata 2019

Figlio di un’annata più fresca con una vendemmia ritardata. La cuvée ha fermentato in legno grande non tostato, affinamento in cemento. Prevale una piacevole nota dolce con sentori di pera, mela e gelsomino nonché cenni marini e agrumati, su uno sfondo di mandorla dolce. Al sorso si presenta fresco, morbido, di bella struttura, sapido, dinamico. Ottimo.

Annata 2015

La stagione invernale 2015 è stata piuttosto piovosa, mentre l’estate una delle più calde degli ultimi 120 anni, superata solo grazie alla grande capacità di trattenimento dell’acqua da parte dei suoli dei vigneti sul monte Follonica. Affinato in acciaio, regala note di frutto giallo maturo, agrume ed aromatiche, mentre al sorso si presenta pieno e sapido. Gustoso.

Annata 2012
Annata calda e siccitosa, con vendemmia anticipata di due settimane rispetto al solito. Olfattiva floreale, di aromatiche e pesca. Sicuramente dal sorso meno caldo rispetto al passato, sapido, dal finale non lunghissimo.

Annata 2009

E’ stata la prima annata vinificata nella cantina di proprietà. Tanta sapidità e zenzero (si avverte nettamente la nota piccante) e persistenza, ma manca la spinta intrigante e non intravedo la possibilità di un’ulteriore evoluzione.

l‘enologo Alessandro Fenino

La meravigliosa sorpresa è stata però l’apertura di una Jeroboam dell’annata 2016. La stagione fu abbastanza regolare, con estati calde ma senza eccessi, e una buona escursione termica nel mese di settembre. Affinamento solo in acciaio e poi bottiglia. Ventaglio olfattivo di mandorla, agrume candito, fiori di gelsomino ed aromatiche. Al sorso esprime immediatamente la sua complessità, grande freschezza per un’acidità perfettamente integrata, una sapidità che sconfina nel salino deciso, leggiadra profondità che si allunga in un persistente finale. Parola d’ordine: nitidezza. Per me finora la migliore e desiderabile interpretazione della Riserva San Paolo.

Cosa ci raccontano in conclusione questi vini? Sicuramente in primis una chiarezza di territorio: il carattere dei vigneti del Monte Follonica è ben percepibile. Poi ci offrono un godibile equilibrio nella beva e la garanzia di un’attenzione qualitativamente alta in vigna e in cantina: sempre valida l’espressione di veronelliana memoria “vignaioli, sentinelle del territorio” che mi fa anche auspicare una maggiore presenza di biodiversità boschiva in certe zone di queste colline.

Pievalta rappresenta oggi un progetto vitivinicolo decisamente importante nelle Marche: un’azienda relativamente giovane che ha comunque saputo tradurre scelte agricole rigide, come quelle della biodinamica, in vini dalla precisa identità territoriale. E il San Paolo si pone come suo fiore all’occhiello: un Verdicchio Riserva che dimostra eleganza e longevità. Per chi vuole esplorare il lato più «nobile» del vitigno dei Castelli di Jesi, la Riserva San Paolo rappresenta dunque una tappa obbligata.

la Pieve di Pievalta