Parliamoci chiaro, l’argomento è oggi ancora tanto discusso ed attuale perché è in gioco la sopravvivenza dell’industria vitivinicola. Il pericolo per la nostra salute, sollevato negli ultimi tempi dal OMS, è indiscutibile, ma al contempo esistente da sempre.
Nessuna quantità è sicura per la salute è l’attuale posizione del mondo medico globale che sottolinea la sua stretta correlazione col cancro e che pertanto ha chiesto l’introduzione di specifiche etichette sui prodotti alcolici, sperando così in un aumento della consapevolezza pubblica riguardo ai rischi associati al consumo di alcol. Ma a quello degli zuccheri, in assoluto quasi letale, nessuno pensa…?!
In realtà esiste da sempre, anche tra i medici, chi crede nel suo consumo moderato e in alcuni suoi benèfici effetti dovuti proprio a certe sue componenti.
Spesso si fa appello all’aspetto culturale che da sempre il vino possiede nella nostra società dalle origini rurali, quasi uno stile di vita specie per le genti che vivono nel bacino del Mediterraneo, ma non credo affatto che oggi lo si beva per questo motivo.
C’è chi lo consuma per le sue sfumature aromatiche e gustative e chi, purtroppo, per le sue capacità euforizzanti : ed è qui, nella quantità consumata, che risiede il problema.
Il consumo irresponsabile di certi alimenti è sempre da condannare rappresentando un grave pericolo per la salute, come appunto per gli zuccheri e i grassi, anch’essi correlati allo sviluppo della malattia tumorale. In ogni loro consumo resta implicita l’accettazione di un certo grado di danno collaterale per la salute.
Una corretta educazione alimentare costituisce dunque la chiave di volta per la gestione in toto della salute pubblica, nella speranza che l’introduzione dell’utilizzo obbligatorio delle etichette nutrizionali complete possa costituire in tal senso un effettivo aiuto al consumatore.
Tutto il resto rappresenta invece la risposta difensiva dell’industria del vino ad un attacco incisivo e ormai dilagante che spesso mette in discussione anche l’etica stessa di chi opera in questo settore. Il dealcolato è attualmente considerato da molti come l’unica sana opportunità economica per il futuro dell’industria vinicola, con buona pace della piacevolezza sensoriale e del gusto del prodotto finale. Sinceramente non ne ho ancora assaggiati di buoni e non so se potranno avere grandi possibilità dopo il periodo della novità, piuttosto sono propensa ai Low Alcol.
Alla fine della fiera, l’enoappassionato si salverà solo grazie ad un’acquisita consapevolezza critica del consumo di un buon vino grazie ad una scelta informata. E per tutti gli altri (sigh!) resterà il dealcolato.